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Villafranca premia il suo campione Andrea Bettin

VILLAFRANCA. Tra i campioni d’Italia del Petrarca rugby, neolaureatisi al Plebiscito due settimane fa, c’è anche Andrea Bettin, che gioca nel ruolo di primo centro con la maglia numero 13. Ieri...

VILLAFRANCA. Tra i campioni d’Italia del Petrarca rugby, neolaureatisi al Plebiscito due settimane fa, c’è anche Andrea Bettin, che gioca nel ruolo di primo centro con la maglia numero 13. Ieri mattina il sindaco del paese in cui è nato e cresciuto, Villafranca Padovana, lo ha insignito di una targa come riconoscimento e orgoglio del prestigioso traguardo raggiunto. Sugli spalti, ad assistere alla partita, c’era anche il primo cittadino villafranchese, Luciano Salvò. «Ho potuto apprezzare i ...

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VILLAFRANCA. Tra i campioni d’Italia del Petrarca rugby, neolaureatisi al Plebiscito due settimane fa, c’è anche Andrea Bettin, che gioca nel ruolo di primo centro con la maglia numero 13. Ieri mattina il sindaco del paese in cui è nato e cresciuto, Villafranca Padovana, lo ha insignito di una targa come riconoscimento e orgoglio del prestigioso traguardo raggiunto. Sugli spalti, ad assistere alla partita, c’era anche il primo cittadino villafranchese, Luciano Salvò. «Ho potuto apprezzare il grande sforzo fisico, ma anche il rispetto umano per compagni di squadra e avversari che caratterizza il rugby».

Anche il padre di Andrea, Renato, siede sui banchi del Consiglio comunale come capogruppo di maggioranza. Stessa altezza considerevole del figlio, gli ha trasmesso la passione per il rugby. Anche se è mamma Annamaria la prima e più grande fan di Andrea, insieme alla nonna materna, che ad ogni partita domanda sempre e solo: «Ha vinto, si è fatto male? ».

«Quest’anno, per fortuna, non ho avuto infortuni gravi» racconta Andrea, 24 anni, 190 centimetri per 93 chili. «È stata una bella stagione, coronata dal titolo italiano, a ricompensa dei tanti sforzi e sacrifici e una rivincita contro chi non credeva in me e negli altri miei compagni, giunti sei anni fa al Petrarca, credendoci troppo giovani e inesperti per vincere». Ci ha messo un po’a realizzare, Andrea, di essere campione italiano. «Appena non mi divertirò più, lascerò il rugby» dice. Uno sport che lo assorbe completamente: si allena infatti due volte al giorno per sei giorni la settimana, con il sabato in trasferta in tutta Italia. «Riceviamo uno stipendio per dieci mesi l’anno, e questo sport non è riconosciuto come professionistico, ma per ora va bene così». (cri.s.)