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Si rafforza il movimento contro la fusione

CARTURA. «Diciamo no alla fusione a freddo, nata a tavolino. Una fusione inutile per il nostro territorio, che non risolve i veri problemi dei cittadini». Da questa premessa gli otto motivi per dire...

CARTURA. «Diciamo no alla fusione a freddo, nata a tavolino. Una fusione inutile per il nostro territorio, che non risolve i veri problemi dei cittadini». Da questa premessa gli otto motivi per dire no al progetto di creare un unico Comune fra Conselve, Cartura e Terrassa avviato dalle tre amministrazioni l’autunno scorso. Ad elencare i punti critici della fusione sono i consiglieri di opposizione Cartura Continua e Cartura Futura, del gruppo Insieme per rinnovare di Terrassa e, da Conselve ...

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CARTURA. «Diciamo no alla fusione a freddo, nata a tavolino. Una fusione inutile per il nostro territorio, che non risolve i veri problemi dei cittadini». Da questa premessa gli otto motivi per dire no al progetto di creare un unico Comune fra Conselve, Cartura e Terrassa avviato dalle tre amministrazioni l’autunno scorso. Ad elencare i punti critici della fusione sono i consiglieri di opposizione Cartura Continua e Cartura Futura, del gruppo Insieme per rinnovare di Terrassa e, da Conselve, del Movimento 5 Stelle e di Crescere Insieme. «La fusione non è obbligatoria per legge» ricordano gli esponenti del fronte del no «e una volta fatta non si torna più indietro. Per avere un minimo di credibilità queste iniziative sono processi democratici ne nascono dal basso e che vengono condivise. Il Conselvano ha già assistito a vicende come il tracollo della Cosecon e il naufragio dell’Unione dei Comuni, non abbiamo bisogno di un altro fallimento. E poi non si possono cancellare realtà storiche e secolari per denaro, ci vuole ben altro di un contributo temporaneo».

I consiglieri ricordano poi che Conselve non ha alcun obbligo di legge sul fronte di aggregazioni o fusioni e potrebbe benissimo continuare in autonomia. C’è il timore invece che Cartura e Terrassa, con una popolazione di gran lunga inferiore a quella di Conselve, da centri diventeranno periferia, mentre le frazioni spariranno. «Inoltre le tre amministrazioni comunali, che hanno promosso il progetto» concludono gli esponenti del fronte del no «non hanno mai dichiarato pubblicamente e in maniera chiara di essere pronte ad assumersi la responsabilità politica nel caso di fallimento della loro proposta». Intanto la partecipazione del pubblico agli incontri proposti dai sindaci nei tre Comuni è stata scarsa.

Nicola Stievano