Cantieri, campagne, impianti industriali: ecco dove il lavoro uccide in Veneto

Il dossier Cisl certifica che le morti bianche sono in calo, soprattutto per effetto della crisi nel campo delle costruzioni. Il settore più pericoloso resta l'agricoltura. La Cgil: nell'ultimo lustro un lavoratore su cinque è stato vittima di un infortunio

PADOVA. Gli infortuni sul lavoro in Veneto sono una vera e propria piaga sociale, ma sono in netta riduzione. A certificarlo sono i dati Inail, che parlano chiaro: dai 55.000 casi accertati del 2008 (anno di massima occupazione dipendente ed indipendente) siamo scesi a 34.000 nel 2016 (ultimo dato disponibile).

La riduzione ha riguardato tutti i tipi di infortunio: da quelli senza danno permanente ai casi mortali. Anzi: in percentuale la riduzione maggiore è avvenuta tra gli eventi che procurano le menomazioni più importati.

A cosa è dovuta questa dinamica indubbiamente positiva? Non solo al calo dell’occupazione che si è registrata negli anni della crisi. La riduzione “tiene” infatti anche nei due anni della ripresa: il 2015 e 2016. Una risposta più utile, ma non esaustiva, è che dal 2009 al 2016 (ma ancora oggi) si è fortemente ridotto il numero degli addetti in uno dei settori del lavoro più pericoloso: quello delle Costruzioni e, nello stesso tempo, i nuovi posti di lavoro si sono attivati in gran parte del Terziario e nei Servizi alla persona, entrambi settori a bassa pericolosità.

Questo nostro approfondimento parte dal dossier elaborato dalla Cisl Veneto. Abbiamo preso in esame i dati più interessanti e li abbiamo "convertiti" nelle infografiche che trovate sotto l'intervista al segretario generale, qui sotto.

 

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Il dossier Cisl

Guardando ai casi mortali avvenuti negli ultimi 8 anni si può capire ancora meglio cosa sta succedendo. Se escludiamo il 2018 (dove siamo arrivati a 27 conteggiando anche i due casi, entrambi in agricoltura, entrambi coltivatori diretti, occorsi dopo la stesura del Dossier) si osserva che il numero dei morti sul lavoro, per cause di lavoro, rimane sostanzialmente stabile.

Ogni 10 vittime 4 sono lavoratori autonomi, sia artigiani che, soprattutto, coltivatori diretti. Tra i dipendenti la maggior parte lavora con contratto a tempo indeterminato.

Gli ambiti di lavoro più pericolosi si confermano i cantieri edili, le campagne e le manutenzioni interne o esterne di impianti industriali: qui avviene quasi il 70% delle morti.

Le dinamiche prevalenti degli eventi confermano questi piccoli Vietnam del lavoro: si muore schiacciati sotto il trattore ribaltato, schiacciati da mezzi in movimento, cadendo dall’alto, colpiti da materiale.

E a morire sono operai ed artigiani, senza distinzioni, anche se il prezzo più caro in assoluto è pagato dai coltivatori diretti: quasi 100 morti, una enormità se li mettiamo in proporzione al totale degli addetti: Veneto Agricoltura ne censisce poco di 40.000 nel 2014.


AGRICOLTURA

Ha il primato negli infortuni mortali sotto tutti i punti di vista:

il 28% (97 su 345) dei morti sul lavoro sono coltivatori diretti o loro familiari

il 38% dei casi riguarda questo settore

è il luogo agricolo quello in cui avviene il 34% degli infortuni

a causa del ribaltamento e/o schiacciamento da mezzi (es. trattore) o macchine agricole sono imputabili il 34 % dei casi di morte

in considerazione degli occupati nel settore (62.000 nel 2015, di cui solo 26.000 dipendenti) il tassodi infortuni mortali come più in generale degli infortuni in genere è elevatissimo.


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COSTRUZIONI

Si colloca al secondo posto con il 21% dei casi mortali avvenuti in questo settore

la seconda modalità di accadimento degli infortuni mortali (caduta dall’alto o nel profondo) riguarda soprattutto questo settore

il cantiere edile è il luogo dove avvengono il 17% degli infortuni mortali

nonostante il consistente calo dell’artigianato nel complesso del settore la quota di infortuni totali che colpisce gli autonomi rimane invariata e alta: più del 30%


LAVORO DIPENDENTE

La sicurezza avanza, infatti, escludendo i casi mortali che hanno riguardato autonomi, imprenditori, irregolari e coltivatori diretti, tra i dipendenti si contano 161 casi di morti bianche. Una media di circa 23 eventi all’anno (13 nel 2018)

sempre in proporzione al numero degli occupati non vi è una evidente differenza tra casi occorsi a lavoratori con contratto a tempo indeterminato e determinato; va però detto che gli infortuni mortali, anche per i dipendenti, si concentrano in alcune tipologie lavorative: oltre che nelle costruzioni anche nei lavori in appalto di manutenzione di immobili, impianti e macchinari e nell’industria siderurgica.

Il totale degli infortuni tra i lavoratori dipendenti accertati nel settore industriale (e dei servizi) è passato dai 43.400 casi del 2008 ai 27.500 del 2016. Nel solo comparto delle Costruzioni e Impianti si è passati dai 6.000 infortuni del 2008 ai 2.600 del 2016 (anche per la riduzione dei dipendenti occupati)

nell’agricoltura dai 767 casi del 2006 si è scesi ai 672 del 2016 a fronte però di una stabilità del numero dei dipendenti

è molto consistente tra i dipendenti anche il calo di infortuni con esiti gravi e gravissimi (classi di menomazione dal 25 al 100%): dai 109 casi del 2008 ai 94 del 2012, fino ai 58 del 2016. Anche in questa dinamica ha probabilmente giocato un ruolo significativo ma non esaustivo la riduzione del numero occupati nelle costruzioni. I dati (non in tabella) INAIL del comparto Costruzioni e Impianti indicano infatti che i poco meno di 6.000 infortuni occorsi nel 2008 sono scesi a 2.616 del 2016.
 

 



 

 

Nel periodo considerato non si evidenzia una recrudescenza dei casi di infortunio mortale. L’andamento, in considerazione dei numeri bassi, può essere definito come costante e non immediatamente connesso e proporzionale alla crescita dell’occupazione che si è registrata dal 2015 ad oggi, crescita che è avvenuta soprattutto in settori e comparti a basso rischio infortuni mortali (terziario e servizi alla persona).


Dai dati relativi alla categoria di attività di appartenenza della vittima risulta che il 42% dei casi riguarda lavoratori non dipendenti: autonomi, datori di lavoro e soprattutto coltivatori diretti e loro collaboratori a cui appartengono 97 morti sul lavoro su 345 (28% del totale).


Le categorie di lavoro che, in proporzione al numero degli occupati, sono più esposte al pericolo di vita nel lavoro sono gli artigiani (soprattutto del settore delle costruzioni) ma, prima ancora, i coltivatori diretti.


Il numero dei morti tra gli irregolari segnala la presenza di lavoratori non assicurati anche in Veneto, e in quantità non modeste. Il tasso di mortalità tra i lavoratori a tempo determinato è, nella sostanza, proporzionato alle dimensioni della base occupazionale.


 




Guardando alla incidenza degli infortuni sul lavoro nei diversi settori occupazionali l’agricoltura si conferma come il più pericoloso. In questo ambito avvengono infatti il 38% degli eventi mortali. A seguire le costruzioni (21%) e quindi il metalmeccanico (36 casi pari all’10% del totale). Le principali modalità con cui avvengono gli infortuni mortali sono conseguenti a questa graduatoria: nel 34% dei casi la morte avviene di conseguenza al ribaltamento di un mezzo agricolo (in genere trattore), poi la caduta dall’alto e quindi a causa del ribaltamento o schiacciamento di mezzi non agricoli (muletti, camion, ecc.).



 

Vicenza è la prima provincia per numero di eventi mortali (64), seguita da vicino da Treviso e Verona (60 e 59). L’incidenza dei casi avvenuti in agricoltura è particolarmente rilevante nel Veronese: 30 casi, la metà del totale. Se proporzionati alla popolazione occupata la provincia di Belluno è la più pericolosa.


 

 

I dati Inail sugli infortuni sul lavoro accertati (mortali e non) indicano una progressiva riduzione dei casi dal 2008 ad 2016. La ripresa occupazionale del lavoro dipendente in corso da fine 2014 non ha quindi determinato un conseguente aumento dei casi.

Uno dei motivi può essere, come già commentato 1, che la crescita ha riguardato soprattutto l’occupazione dipendente nei settori e comparti a basso rischio infortuni mortali come il terziario e i servizi alla persona.

Nel settore Industria e servizi si riduce la percentuale di vittime tra i lavoratori autonomi (dal 19 al 14% del totale). Rimane invece invariata (30 casi su 100) nel comparto delle Costruzioni e impianti, nonostante la componente occupazionale del lavoro autonomo si sia notevolmente ridotta. In agricoltura rimane sostanzialmente stabile la ripartizione degli infortuni sul lavoro tra dipendenti ed autonomi. Anche questi dati confermano il peso sproporzionato rispetto al numero di occupati di agricoltura e costruzioni nel complesso degli eventi infortunistici.

 

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Cgil: investire in sicurezza

 

E qui i dati della Cgil del Veneto, secondo cui un lavoratore veneto su 5 nel corso degli ultimi 5 anni è stato colpito da un incidente sul lavoro.

Sono 375.135 gli infortuni sul lavoro denunciati all’ Inail in Veneto dal 2013 al 2017. Significa che nell’arco di 5 anni un lavoratore su 5 si fa male sul lavoro riportando lesioni di varia gravità, fino a menomazioni permanenti e, in 560 casi, addirittura la perdita della vita.

Il dato (essendo riferito al totale degli assicurati Inail in cui rientrano anche categorie a basso rischio) incide in modo ancora più sensibile sui settori più esposti, a partire dall’edilizia e da alcuni comparti industriali (metalmeccanico in testa), oltre che dall’agricoltura. Ed è particolarmente accentuato negli appalti e nelle esternalizzazioni dove minori sono le tutele sul lavoro.

La provincia con il maggior numero di incidenti è Verona (79.831 eventi) cui seguono Vicenza e Padova che però sopravanzano il capoluogo scaligero per numero di morti.

Uno stillicidio che vede ogni anno il Veneto funestato da 75.000 infortuni e più di 110 morti sul lavoro, pari a una media di 2 morti ogni 5 giorni lavorativi e 335 infortuni per ogni giornata di lavoro.

 

 

Christian Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto: “Il gravissimo incidente sul lavoro accaduto alle Acciaierie Venete è l’ultimo di una drammatica serie che dall’inizio dell’anno ha colpito il Veneto, ponendo la nostra regione al primo posto in Italia per morti sul lavoro con 29 incidenti mortali avvenuti dall’inizio di quest’anno.Non è assolutamente accettabile che il lavoro da fonte di vita e di realizzazione della persona si trasformi in causa di morte, di invalidità e di dolore.

"La sicurezza deve tornare ad essere il più importante investimento all’interno delle aziende perché la tutela della vita e della salute rappresentano un diritto fondamentale e inalienabile che va garantito a tutti i lavoratori, diretti e degli appalti, indipendentemente dalla tipologia lavorativa.

"La recrudescenza di infortuni e morti sul lavoro cui stiamo assistendo negli ultimi mesi in Veneto rappresenta una vera e propria emergenza sociale che non può più essere sottovalutata da nessuno, e che deve vedere una risposta immediata di contrasto sia da parte del sistema delle imprese, cui Cgil Cisl Uil hanno chiesto bei giorni scorsi un confronto, che da parte del mondo politico e istituzionale, a cominciare dalla Regione.

Dal primo gennaio ad oggi in Veneto sono avventi 29 incidenti mortali sul lavoro censiti dall’Osservatorio Indipendente di Bologna (che esclude gli incidenti in itinere ma assume una platea più vasta rispetto a quella dell’ Inail). In particolare i morti sul lavoro sono stati 6 a Venezia, 2 a Belluno, 1 a Padova, 1 a Rovigo, 3 a Vicenza, 8 a Verona e 8 a Treviso che eguagliano la grande Milano. Tale cifra va incrementata di un ulteriore 30% di incidenti in itinere che nella stragrande maggioranza dei casi avvengono al ritorno dal lavoro (quasi mai in andata) e sono spessissimo imputabili a stanchezza a seguito del lavoro. L’incremento delle morti sul lavoro in regione è indicato dall’Inail in un +18% nel primo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017.


Il caso Acciaierie
 

Domenica 13 maggio 2018. Di prima mattina alle Acciaierie Venete di Padova si sente uno scoppio seguito da un grande incendio. Queste sono le immagini.

Acciaierie Venete, il video dell'incendio dopo la caduta della siviera



"Abbiamo sentito una bomba" racconterà il giorno dopo un operaio della ditta.
 

Le fiamme sono scoppiate dopo che una colata di acciao fuso è fuoriuscita all'improvviso colpendo e ustionando quattro operai. Due di loro sono ancora ricoverati in gravi condizioni.
 

La siviera che trasportava la colata di acciaio incandescente è venuta giù poco prima delle 8. Ci sarebbe stato un cedimento strutturale del supporto della siviera, dicono fonti sindacali.
 

Di chi sono le responsabilità di questo ennesimo incidente sul lavoro? Sono sette le persone indagate dalla Procura di Padova: ci sarebbero i vertici dell’azienda, quelli della sicurezza, e i rappresentanti legali di alcune ditte che lavorano in appalto.

Un atto dovuto collegato all'affidamento da parte del pm della perizia sui macchinari: sono stati scelti due ingegneri meccanici dell'Università di Padova. Tutta l'area della fonderia, con impianti e attrezzature sotto sequestro, rimarrà chiusa fino a quando i periti non avranno completato il loro lavoro.  
 

In attesa che la giustizia dia delle risposte, ecco dei video per non dimenticare quello che è successo.


LA DINAMICA DELL'INCIDENTE

Padova. Incidente alla Acciaierie Venete, operai ustionati. Cosa è successo



CHI SONO I QUATTRO OPERAI FERITI

Marian, Simone, Sergiu e David ustionati sul lavoro



COSA HA DETTO SUSANNA CAMUSSO (CGIL)

Camusso (Cgil): "Finché continua la strage di lavoratori non ci sarà vera ripresa"



IN CORTEO IN NOME DELLA SICUREZZA

Padova, sindacati in piazza contro le morti sul lavoro



 

A cura di Paolo Cagnan e Tecla Biancolatte. Infografiche di Silvio Falciatori