Lavoro, basta morti la rabbia dei 5 mila

Da tutto il Veneto per il corteo. «Troppi 335 infortuni al giorno»

«Basta morti sul lavoro». Un grido unanime quello dei 5mila lavoratori veneti che ieri hanno “invaso” le vie della città manifestando, in modo composto, la rabbia e l’indignazione per la strage silenziosa delle morti bianche.

Migliaia di lavoratori delle categorie a rischio dei metalmeccanici, degli edili e dei chimici-tessili, ma pure del pubblico impiego e della scuola, del commercio e della sanità hanno sfilato tra il piazzale della Stazione e piazza Garibaldi, passando per viale Codalunga, via Giotto, le Porte Contarine e piazza Insurrezione e fino al palco, come sempre montato a ridosso di via San Fermo, che guardava una piazza Garibaldi gremita di lavoratori.


Tanti fischietti e pochi slogan si sono levati da un serpentone a tratti silenzioso, ma da cui traspariva concretamente la voglia di dire basta a una piaga, quella delle morti e degli infortuni sul lavoro, che in Veneto ha superato proprio in questi giorni i 30 morti, con la scomparsa, venerdì scorso, di Andrea Galiotto, 36enne di Arzignano morto durante il suo turno alla Fabbrica Italiana Sintetici, eccellenza della chimica farmaceutica di Lonigo.

Una tragedia che segue di pochi giorni quella dell’agricoltore schiacciato a Saonara e quella del 13 maggio scorso che trascina, ancora oggi, tra la vita e la morte due lavoratori delle Acciaierie Venete di via Francia investiti da un’ondata di calore e schizzi di acciaio fuso dopo il crollo di una siviera. Una tragedia che ha scatenato l’indignazione dell’intera nazione, attirando i riflettori su di un fenomeno che vede il Veneto titolare del triste primato delle morti bianche, circa una ogni tre giorni in questo primo stralcio di 2018.

Il fenomeno degli infortuni nel suo complesso è ancora più grave se è vero che dal primo gennaio di quest’anno ad oggi, la media degli incidenti durante l’attività lavorativa è stata di 335 al giorno, 375 mila dal 2013 al 2017. Di questi 68mila nella sola provincia di Padova. Una provincia che ha pianto in 5 anni 102 morti, un numero inferiore solamente all’area di Vicenza dove gli infortuni mortali sono stati 108.

«Ho visto lo sgomento negli occhi dei miei colleghi pochi minuti dopo l’incidente» ha ricordato Stefano Lazzarin, responsabile della sicurezza per il sindacato proprio in Acciaierie Venete. «Un cedimento strutturale sulle cui responsabilità sta indagando la magistratura ma le cui conseguenze, per i colleghi che ora sono tra la vita e la morte e per tutti noi che abbiamo paura all’idea di tornare a lavoro, saranno ben più gravi e più complesse di quanto non potrà mai accertare un’indagine». E se molti dei partecipanti alla manifestazione erano i colleghi delle imprese metalmeccaniche di un Veneto che cresce a tappe forzate rischiando di scordare la centralità del tema della sicurezza, tanti erano anche i lavoratori di categorie estranee o quasi al rischio di infortuni mortali come quelli delle Acciaierie Venete.

«Io e i miei colleghi abbiamo la fortuna di lavorare in un settore dove gli infortuni gravi sono davvero una rarità» spiega Antonio, dipendente della pubblica amministrazione. «Ma pensare a chi entra al lavoro ogni mattina e non ha la certezza di uscire vivo è assurdo, inaccettabile e agghiacciante. Con i miei colleghi abbiamo preso la macchina questa mattina (ieri, ndr) e ci siamo fatti un bel po’ di chilometri per essere qui e testimoniare la nostra vicinanza. Ma siamo orgogliosi di averlo fatto».

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