Mediatore culturale a Cona ricatta la ex

«O mi sposi o mi dai 10 mila euro, altrimenti i nostri incontri hot finiscono in rete»: nigeriano nei guai per tentata estorsione

MONSELICE. L’amore non conosce confini né colore della pelle e così lei, studentessa universitaria di Cona (Venezia) si è innamorata di un nigeriano ventisettenne, che lavora come mediatore culturale nell’ex base di Conetta dove sono ospitati i profughi. La loro storia procede a gonfie vele e capita che i due si trovino un hotel di Monselice, lontano da sguardi indiscreti. A dire il vero, ma si saprà solo in seguito, un occhio indiscreto c’è eccome. È quello della fotocamera del telefonino di Fred Livinus Okonkwo che riprende la loro intimità, non si sa se con il consenso dell’amata o no. Gli incontri avvengono nell’estate scorsa. Ad un certo punto, da una ricostruzione della procura – il procedimento è in mano al pm Roberto Piccione – lui le pone un ultimatum. O l’amata rompe gli indugi e lo sposa, o gli consegna 10 mila euro in contanti. Altrimenti i filmati dei loro incontri a luci rosse sarebbero diventati di dominio pubblico, anche pubblicati in rete. Apriti cielo. La ragazza, capito che nei sentimenti del nigeriano c’era poco amore e molto interesse si è recata in questura a Rovigo, dove ha denunciato quanto successo. Gli agenti, accertato che il reato si sarebbe consumato a Monselice, hanno informato il pm Roberto Piccione che ha autorizzato la perquisizione domiciliare a Okonkwo. L’esito è stato positivo, i filmati c’erano ed erano eloquenti, sono stati sequestrati e ora sono una fonte di prova importante. Un controllo del suo telefonino inoltre ha portato ad accertare che c’erano pure i messaggini, non cancellati, dal tono chiaro, come assicurava la ragazza. Tanto da spingere l’inchiesta a una rapida conclusione. Il magistrato infatti ha chiuso le indagini preliminari e ora si appresta a chiedere il processo per tentata estorsione ai danni del mediatore culturale, visto che, da quanto pare, le prove risultano solide. Ora il mediatore culturale, che insegna la lingua italiana ai connazionali profughi, avrà 20 giorni di tempo per chiedere, se lo ritiene, di essere sentito e di dare la sua versione dei fatti. Se non cambiano radicalmente le prove processuali il magistrato potrebbe chiedere il processo già prima dell’estate.

Pare che lo straniero non si aspettasse che la studentessa si rivolgesse alle forze dell’ordine per denunciare il suo tentativo di estorsione. Invece la denuncia è stata precisa e dettagliata, mostrando i messaggi ricevuti e raccontando per filo e per segno dove sospettava fossero avvenute le videoregistrazioni dei loro incontri. I due si erano conosciuti proprio a Cona ed era iniziata una frequentazione che era sfociata in una relazione sentimentale.


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