Nominato un amministratore giudiziale per la Tresoldi

ALBIGNASEGO. Il gip Domenica Gambardella ha nominato il commercialista di Padova Riccardo Bonivento amministratore giudiziale della società Tresoldi finita sotto inchiesta per caporalato. Era stato...

ALBIGNASEGO. Il gip Domenica Gambardella ha nominato il commercialista di Padova Riccardo Bonivento amministratore giudiziale della società Tresoldi finita sotto inchiesta per caporalato. Era stato il pubblico ministero Benedetto Roberti, titolare dell’indagine, a sollecitare l’amministrazione controllata per l’azienda nata nel 1992 con sede ad Albignasego, specializzata nella coltivazione di tuberi, una superficie di 35 ettari, fornitrice di nomi notissimi della grande distruzione alimentare. La conseguenza? Ogni atto del legale rappresentante passerà il vaglio del dottor Bonivento. Del resto l’imprenditore agricolo Walter Tresoldi, 49enne titolare, si trova in carcere; la moglie Fanica Hodorogea (47 anni) è agli arresti domiciliari nella loro casa di Abano; un collaboratore bengalese di 44 anni residente a Padova, risulta latitante. Gravissime le accuse contestate: caporalato e inosservanza delle leggi sull’immigrazione e sul lavoro, oltreché di lesioni personali e mancato versamento dei contributi pensionistici ai lavoratori tutti stranieri. Nel gennaio 2017 una decina di addetti (originari da Bangladesh, Moldavia, Romania e Marocco) erano stati licenziati. La loro colpa? Essersi rivolti al sindacato perché tenuti a lavorare fino a 20 ore al giorno, sottopagati, senza né ferie né malattie, costretti a vivere in tuguri. Non solo: per lunghi periodi lavoravano in “nero” ed erano regolarizzati solo di fronte alla necessità di ottenere il permesso di soggiorno. Lo scorso gennaio avevano manifestato davanti al palazzo di giustizia per denunciare la situazione sostenuti dal sindacato Adl Cobas: rischiavano pure di essere bollati come clandestini e cacciati, perdendo il diritto a incassare quanto di loro spettanza. Nel frattempo l’Inps ha svolto un accertamento nei confronti dell’azienda quantificando un credito di quasi 800 mila euro tra contributi non versati e sanzioni. Tanto che la moglie di Tresoldi ha ammesso di aver trasferito la proprietà dei terreni della ditta a un’altra società per evitare pignoramenti.

Cristina Genesin


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