Contestano lo sfratto, tensione e spinte tra polizia e Gramigna

Incontro in Fornace Carotta con Giordani: polizia schierata. Prima vietato l’ingresso, poi il sindaco fa entrare tutti in sala

PADOVA. Un muro di poliziotti ha sbarrato l’ingresso ai ragazzi del Gramigna intervenuti all’incontro del sindaco Giordani alla Fornace Carotta, ennesima tappa del tour nei quartieri. Il gruppo, composto da famiglie e una decina di bambini, è stato fermato con determinazione fino all’arrivo del primo cittadino: avevano degli striscioni.

La polizia, dopo aver parlato con Giordani, ha aperto un varco. Sulle scale ci sono stati alcuni momenti di tensione e un accenno di tafferuglio causato da alcuni spintoni tra agenti e giovani. «Siamo qui come normali cittadini», si è indignata Alessia, portavoce associazione Infospazio Chinatown, «e questa dimostrazione di forza è fuori luogo. Siamo qui con famiglie e bambini per protestare dopo lo sfratto dell’Ater del 12 aprile nel quartiere Palestro. Hanno messo la parola fine ad una serie di attività sociali, a cominciare dal dopo scuola che adesso stiamo facendo in piazza. Inoltre c’è un problema di spese pazze di riscaldamento con il teleriscaldamento. Vogliamo chiedere al sindaco una presa di posizione. Consegniamo 600 firme per richiedere gli spazi dai quali ci hanno sfrattato».

«Ho la porta di casa che mi cade addosso e il bagno otturato», è il grido di dolore di Moifida, marocchina, vedova con tre bambini, «ma all’Ater non interessa». «Ho lo sfratto per mille euro di debito che l’Ater non mi permette di saldare a rate», lamenta un’altra residente delle case popolari. Giordani ha replicato: «Mi impegno a risolvere la questione del teleriscaldamento. L’Ater è complicata da gestire e come amministrazione non abbiamo rapporti splendidi».



 

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