La Procura indaga i tre liquidatori di Veneto Banca

Fascicolo aperto dopo l’esposto di un ex azionista romano Il reato ipotizzato è quello di omissione di atti d’ufficio

TREVISO. I liquidatori di Veneto Banca sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Treviso a seguito dell’esposto presentato da un ex azionista dell’istituto di credito. Si tratta di una società romana che contesta la mancata esecuzione delle richieste avanzate alla Lca. Massimo il riserbo degli inquirenti sulla natura di tali richieste; l’ipotesi di reato riguarderebbe l’omissione di atti d’ufficio. Si tratta comunque di un fatto molto circoscritto, che non coinvolge il lavoro generale svolto dai commissari per la liquidazione di Montebelluna, ma soltanto una posizione. Un episodio sul quale la magistratura farà ora chiarezza, delegando le indagini alla Guardia di Finanza con riferimento a tutti e tre i liquidatori: Fabrizio Viola, Alessandro Leproux e Giuliana Scognamiglio. Lo ha precisato la stessa Procura dopo che si era diffusa, con un primo lancio Ansa, la notizia dell’iscrizione del solo commissario Scognamiglio. Che ha appreso dell’indagine ieri pomeriggio: «Non so di cosa si tratti, non so chi sia l’ex socio», ha affermato, «Spero sia un equivoco che potremo chiarire velocemente». Intanto l’avvocato della liquidazione Giuliano Pavan sarà nelle prossime ore in Procura proprio per avere chiarimenti sulla natura dell’esposto: «Ci riserviamo di sentire gli inquirenti per capire gli esatti contorni della vicenda», il commento del legale.

Certo è che per i commissari di Veneto Banca non è un momento facile. Non solo c’è la gestione della complicatissima partita della liquidazione, ma c’è anche un contesto sociale estremamente delicato di cui tenere conto. Contesto nel quale maturano svariate iniziative legali come la segnalazione siglata, ma non firmata, inoltrata alla Guardia di Finanza e alla Procura di Treviso nella quale si accendono i riflettori sulla gestione del debito di una società trevigiana che figurava tra i grandi debitori di Veneto Banca. Stando all’esposto inoltrato alle forze dell’ordine, ci sarebbe stato uno “sconto” di 50 milioni di euro sul debito iniziale, attraverso un’operazione di stralcio sostenuta da uno dei commissari. La presunta maxi-riduzione del debito - se fosse confermata e se risultasse non fondata - avrebbe naturalmente effetti negativi per i risparmiatori.


Quello giudiziario è dunque un fronte molto caldo, anche perché si attende a giorni la decisione della sezione fallimentare del tribunale trevigiano in merito alla richiesta dello stato di insolvenza di Veneto Banca da parte della Procura di Treviso. In caso di accoglimento, il sostituto procuratore Massimo De Bortoli potrebbe contestare il reato di bancarotta anche alle gestioni post Consoli.

E oggi, davanti al tribunale del Riesame trevigiano c’è l’udienza in cui il collegio dovrà decidere se confermare o revocare i sequestri a carico dell’ex direttore generale. Il tribunale aveva confermato i sigilli sulla villa di Vincenzo Consoli, l’unica misura ancora vigente. Nei giorni scorsi gli era stato infatti riconsegnato il passaporto.

Sabato, invece, si tiene l’udienza a Vicenza per la nuova costituzione delle parti civili nell’udienza preliminare a carico degli ex vertici Bpvi (filone di indagine arrivato da Milano e relativo all’ostacolo alla Vigilanza Consob).


 

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