Attacchi antincendio a pressione ridotta

Etra adotta una misura anti-sprechi per l’acqua, aziende e Comuni presi alla sprovvista

RUBANO. Etra ridurrà la pressione dell’acqua agli attacchi antincendio nelle aziende. Una norma contro lo spreco idrico lo prevede e cominciano ad arrivare alle imprese le lettere che indicano come, tempo 6 mesi, la pressione calerà. Il problema è che per ora le comunicazioni sono arrivate a macchia di leopardo: né le associazioni di categoria né le amministrazioni comunali sanno che questo accadrà. Restano tanti dubbi (spese da sostenere da parte delle aziende? I vigili del fuoco lo sanno? ), che prima tra tutti la delegazione di Confindustria Ovest Colli ha sollevato, chiedendo un tavolo tecnico insieme a Etra. «Siamo venuti a conoscenza della lettera giunta a una delle aziende di nostra conoscenza quasi per caso» riferisce Maria Letizia Thiene, delegata Confindustria, «la quale illustra come Etra, dopo sei mesi dalla ricezione, ridurrà la pressione agli impianti antincendio delle fabbriche. Abbiamo cercato spiegazioni, che finora non abbiamo trovato e di cui non tutti sono a conoscenza, come emerso dalla riunione di due settimane fa, alla quale abbiamo invitato le amministrazioni appunto perché intendiamo scambiare periodicamente le informazioni e trovare soluzioni comuni. Sappiamo solo che lettere come questa sono arrivate anche ad aziende di Cadoneghe». Un problema non da poco: la bassa pressione dell’acqua potrebbe mettere in difficoltà i pompieri nel malaugurato caso scoppiasse un incendio. «Non è chiaro se per ovviare all’abbassamento di pressione le aziende dovranno eseguire dei lavori a proprie spese», prosegue Maria Letizia Thiene, «e vorremmo anche capire se si interverrà in tutte le imprese o solo in alcune (e con che criteri vengono scelte). Aspettiamo anche di sapere se gli interventi devono risanare un problema sull’intero territorio nazionale (Veneto compreso quindi) oppure se andiamo a sistemare noi situazioni presenti in altre regioni. Conoscere i programmi di Etra ci aiuterebbe a pianificare gli investimenti e magari trovare soluzioni comuni meno dispendiose: si ipotizzava di verificare anche la fattibilità di vasche di accumulo dell’acqua piovana da realizzare nelle zone industriali, cui possano attingere decine di aziende».

Cristina Salvato


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