Bonetto: «Un Padova da amare e far salire ancora più su»

La gioia del presidente Roberto Bonetto

Intervista con il presidente dopo la promozione in B: «Con Oughourlian faremo grandi cose, sinergia con il Lens»

PADOVA. Presidente Roberto Bonetto, quante ore è riuscito a dormire la scorsa notte?

«Poche. Sono rientrato a casa alle 2 e mezza e mi sono messo in terrazza a fumare il mio sigaro toscano osservando le cupole di Santa Giustina. C’era una temperatura stupenda, un bel cielo, una splendida luna. Avevo bisogno di restare da solo per rispondere ai tanti messaggi e fare un flashback sulla stagione».

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Da dove parte il flashback?

«Dalla presa in carico della maggioranza della società lo scorso maggio. Mi sono assunto una responsabilità pesante assieme al mio socio Beccaro. Ma non era una scommessa, non sono un giocatore d’azzardo. Però sono una persona che non molla mai e volevo fortemente questo obiettivo. Alla fine della scorsa stagione non ero soddisfatto di come era stata gestita l’annata e non eravamo in linea con determinate visioni. Non c’erano altre scelte, o andava avanti Bergamin o io. Ho continuato perché non potevo permettermi di lasciare le cose a metà. Avevamo detto di riportare il Padova in B e ce l’abbiamo fatta».



Due promozioni in 4 stagioni, da quando avete rifondato il club, sono una rarità assoluta nel calcio padovano. Si sente di aver scritto la storia?

«È una pietra miliare della mia vita professionale. Nel calcio basta fare le cose semplici. Seguendo tre punti fondamentali: competenza, onestà e attaccamento ai colori della città».

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Diceva dei messaggi ricevuti: quale le è piaciuto di più?

«Quello di mio figlio Edoardo. Vedere la foto sul Mattino mentre abbraccio Edoardo e leggere le parole che lui stesso mi ha dedicato mi hanno fatto commuovere. Se poi dobbiamo parlare dal punto di vista calcistico, sono rimasto colpito dell’sms che mi ha inviato l’ad della Juventus Beppe Marotta. E mi ha fatto piacere anche il messaggio del nostro ex ds De Poli».



Più emozionante questa promozione o dai dilettanti?

«Due cose diverse. Nel 2015 c’era un entusiasmo incredibile da parte della città perché si partiva da zero e tutti remavano nella stessa direzione. Il difficile è arrivato dopo e per ovvie ragioni la vittoria di quest’anno la sento più mia. Ci attendevano con il fucile spianato. Abbiamo preso dei “presuntuosi” e degli “arroganti”, eravamo nel mirino di tutti, al primo errore ci avrebbero cecchinato. La tensione è stata veramente forte, prima della grande gioia».

La B è un punto di arrivo o di ripartenza?

«Diciamo di ripartenza. Nel giro di due settimane sistemeremo la compagine azionaria, capiremo chi esce o chi entra. A quel punto cominceremo a programmare la stagione».



Quanto peso potrà avere il socio Joseph Oughourlian?

«Sarà a Padova per l’ultima di campionato il 6 maggio. È entusiasta, è rimasto impressionato dalla piazza ed è attratto dalla città. Sono convinto che potremo fare delle cose importanti insieme. Vogliamo allargare i nostri orizzonti, internazionalizzarci, e lui può essere la figura che può farci fare questo salto».

Cosa serve per progredire anche in serie cadetta?

«Lavorare sulle strutture è una priorità. È allo studio di fattibilità il progetto di costruzione di 5-7 campi da calcio, con relativa foresteria e ristorante per creare una casa, di fianco allo stadio, per tutto il nostro settore giovanile e per la prima squadra. La crescita di una società passa attraverso il vivaio. E pensare che mi avevano accusato, di voler impoverire il settore giovanile. Inoltre avremo bisogno di ampliare la struttura organizzativa e il settore scouting. Proprio per questo il 10 maggio io, Edoardo e Zamuner saremo a Lens, dove la società è controllata da Oughourlian, per vedere che sinergia può nascere tra i due club».

Quindi il direttore generale Zamuner è confermato?

«Tutta la parte tecnica è confermata. Lo staff ha già un anno di contratto, Zamuner e Mateos rinnoveranno a breve ma è solo una questione di formalizzare un accordo già sancito. Il direttore generale è competente e sa stare al suo postom con me ha un rapporto speciale. Bisoli, invece, si è dimostrato fuori categoria per la C e si è fatto subito amare dalla piazza».

Che squadra sogna?

«Voglio prendere ad esempio il Cittadella e avere un approccio umile. Arriviamo in B per imparare, valorizzare i giovani e fare un passo alla volta. Poi se dovese capitare l’occasione di ritrovarsi ai piani alti a giocarcela, magari a gennaio potremmo pensare di investire di più. Ma è prematuro fare questi discorsi».

Ha fatto un fioretto per la promozione?

«Ci pensavo da un po’, ho fatto il voto, e a luglio farò il Cammino di Santiagoa. Sono cento chilometri, dovrò preparami e sarà un bel percorso di riflessione».
 

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