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E' fatta: il Padova torna in serie B dopo quattro anni

La promozione conquistata con due turni d'anticipo grazie allo scivolone in trasferta della Reggiana

Il Padova promosso in serie B: cori e abbracci tra i giocatori

PADOVA. Non era mai accaduto prima, nella sia pur lunga storia del calcio biancoscudato: il Padova è promosso in serie B. Non sul campo, ma… in tivù. Grazie alla sconfitta della Reggiana in casa dell’AlbinoLeffe (1-0), seguita ieri in diretta televisiva e su twitter, i biancoscudati conquistano la certezza matematica alla terz’ultima giornata ...

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Il Padova promosso in serie B: cori e abbracci tra i giocatori

PADOVA. Non era mai accaduto prima, nella sia pur lunga storia del calcio biancoscudato: il Padova è promosso in serie B. Non sul campo, ma… in tivù. Grazie alla sconfitta della Reggiana in casa dell’AlbinoLeffe (1-0), seguita ieri in diretta televisiva e su twitter, i biancoscudati conquistano la certezza matematica alla terz’ultima giornata di serie C.

Il Padova, salito a 59 punti dopo il pareggio di domenica sul campo della Fermana, stacca la Sambenedettese a quota 52 e la Reggiana a quota 51. Morale: giochi finiti, ce l’abbiamo fatta.

Il Padova sfoggia le magliette del trionfo: #backtotheB


Una promozione meritata, inseguita e conquistata malgrado qualche patema di troppo nel finale di stagione, ma soprattutto conquistata in maniera atipica, quasi straniante, un lunedì sera di fine aprile mentre altri decidono, alla luce dei riflettori, il tuo destino.

In serata arriva anche il tweet di complimenti di Ale Del Piero



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La zampata di Kouko
. Quattro anni dopo una nefasta retrocessione, che sarebbe stata seguita in estate dalla cancellazione della società dal professionismo, costretti a ripartire dai dilettanti, grazie a Giuseppe Bergamin e Roberto Bonetto, quest’ultimo poi diventato l’azionista di maggioranza e ora al timone del club, i biancoscudati ritornano nell’elite del calcio nazionale, pronti a sedersi al tavolo imbandito della cadetteria, dove potrebbero trovare le altre venete, Venezia e Cittadella, che già ci sono, e una, se non tutt’e due, delle veronesi di A.

L'esultanza dei biancoscudati: il Padova torna in serie B


La sera più lunga. I giocatori si sono trovati assieme alla Guizza, alcuni dirigenti hanno scelto di restare in sede, il patron Bonetto, invece, si è chiuso in casa con il figlio Edoardo: solo loro due a guardarsi il match. Nessuna visione collettiva, soprattutto per scaramanzia. Si sono ritrovati tra loro vari gruppi di tifosi, per assistere alla gara, con la Tribuna Fattori alla “Favelas” di Rubano e un nutrito gruppo di sostenitori dei club a Cadoneghe.

Padova calcio promosso in B, la festa al Kofler


IL SINDACO

Sono felice per la promozione del Padova in Serie B, assolutamente meritata e attesa da tempo. Voglio prima di tutto ringraziare tutta la società, il presidente Roberto Bonetto, l’allenatore Pierpaolo Bisoli e tutti i giocatori.
Riprendiamo il posto che ci spetta nel panorama del calcio nazionale e naturalmente speriamo, anche se sappiamo quanto sia difficile, in un futuro in Serie A.

Padova promosso in B, il discorso del capitano Pulzetti



La promozione del Calcio Padova è importante non solo per lo sport e per i tifosi, ma per tutta la città. L’anno scorso il numero dei turisti è cresciuto del 55% rispetto all’anno precedente, ma questo non basta, perché Padova è una miniera d’oro e va valorizzata al massimo.

L’idea dell’Amministrazione, insieme alla Camera di Commercio, alla Provincia e a tutti i soggetti interessati è di lavorare insieme per promuove la città con gli strumenti più adeguati: fondamentale in questo senso la realizzazione di un “sito di destinazione” sul web, che oggi non c’è, per far conoscere tutte le eccellenze e gli eventi che riguardano la città.

Anche lo sport deve essere compreso in questa strategia, perché ha una grandissima capacità di coinvolgimento. Penso alla Maratona, ma naturalmente il calcio è un veicolo importantissimo. Avere il Padova in B è una opportunità importante, che non possiamo trascurare.

Sono un grande tifoso del Padova, non posso dimenticare le emozioni che ho vissuto quando ero presidente della società, adesso ovviamente tifo ancora con passione, ma la carica che ricopro mi ha costretto a qualche sacrificio in questo senso: quest’anno gli impegni istituzionali mi hanno impedito di essere presente a quattro incontri casalinghi, una cosa mai successa in precedenza, e questo, confesso, mi è dispiaciuto molto.

Ma da Sindaco devo vedere l’impresa dei ragazzi di Bisoli anche sotto l’aspetto delle ricadute che ha per tutta la città: maggiore visibilità e presenza su tutti i media nazionali, più spettatori alle partite, insomma un salto di qualità che fa bene a tutti.

Spero che a breve siano disponibili i due milioni di euro dal Credito Sportivo per poter rendere più a misura di tifoso lo stadio, coprendo la tribuna sud, e avvicinando il campo da gioco agli spalti. Tutti questi interventi, proposti dall’assessore Bonavina, uno che di calcio se ne intende, voglio ricordare sono però legati alla disponibilità del finanziamento statale da parte del Credito Sportivo.

Il Comune, nel caso i due milioni arrivassero, e io ci spero davvero, aggiungerà un altro milione e 200 mila euro. I lavori, se la ristrutturazione dello stadio Colbachini, con la nuova pista di atletica finiranno entro il 5 agosto, come ci ha promesso l’impresa esecutrice, potrebbero poi cominciare subito. Godiamoci intanto la promozione e festeggiamo il ritorno in un campionato così importante. E naturalmente… sempre forza Padova!

Sergio Giordani, sindaco di Padova

I tifosi biancoscudati: bandiere e fumogeni per la promozione


 

IL CAMMINO

Dallo schiaffo del Renate alla cavalcata vittoriosa

Alzi la mano chi, in quella fresca serata del 27 agosto 2017, avrebbe immaginato di chiudere la stagione in trionfo. Alzi la mano chi, dopo Meda, era riuscito comunque a conservare l’ottimismo.

Alzi la mano chi, dopo lo shock di quello 0-3 incassato dal Renate, arrivato come la “cenerentola” costretta ad emigrare dal girone A per motivi di equilibrio numerico, dopo l’ennesima estate travagliata sul fronte-iscrizioni, avrebbe immaginato che da un paio di mesi a quella parte la stessa squadra si sarebbe presa la vetta del girone, per non lasciarla più. Dopo quella serata del debutto in campionato, era impossibile non vedere nero.

La grande corsa del Padova di Pierpaolo Bisoli parte, invece, proprio da lì, da quella sera. E non è solo una questione di calendario.

Botta e risposta. Quei tre gol incassati dal Renate suonano come un allarme che tutti colgono subito. Ed è da lì, che riparte - o sarebbe meglio dire parte - il campionato biancoscudato.

Le reti di Gomez, Ungaro e Antezza scuotono come schiaffi la squadra: una sconfitta salutare, dopo la quale Bisoli non esiterà e rimarcare la necessità, per molti giocatori, di calarsi immediatamente nella categoria. Una caduta rovinosa, che non sarebbe potuta arrivare in un momento migliore, a conti fatti: da allora, infatti, il Padova sarà un altro.

Non quello di Renate, non quello che aveva piegato in Tim Cup i carneadi del Rende solo ai supplementari, con la doppietta di Marcandella. Dalla vittoria sul Fano al pareggio nel derby con il Vicenza, dopo il turno di riposo, la fisionomia cambia: già contro i berici, nonostante lo 0-0 finale, si vede un’altra squadra.

Cattiva, determinata, desiderosa di imporsi, anche contro i “cugini”, che fin lì avevano inanellato tre vittorie su tre. Il Padova domina, e non vince il derby perché lì davanti si stenta ancora.



Il filotto. Alla quarta giornata il Padova è dodicesimo, a 6 lunghezze dalla vetta. In casa della Samb la capocciata di Cappelletti, nel finale, regala tre punti forse insperati, e dà il via ad un mese in cui la squadra non sbaglia (quasi) un colpo.

Dopo il blitz nelle Marche, comincia la sua lunga rincorsa. Tris al Santarcangelo, vittoria a Ravenna, successo sul Sudtirol. Proprio a Ravenna, nell’infrasettimanale della settima giornata, si sblocca Alessandro Capello: dopo sei turni a secco, con la squadra “salvata” dai gol dei vari Madonna, Cappelletti, Belingheri, Trevisan e Candido, finalmente il gol di un attaccante puro. Capello si ripete con la doppietta al Sudtirol, poi a Teramo, poi tagliando le gambe al Bassano (1-0). Finché Guidone e Chinellato non ingranano, è lui il vero trascinatore.

Il sorpasso. Cinque vittorie, interrotte solo dalla giornata storta di Teramo. Il Padova diventa capolista il 31 ottobre, ma solo a tavolino: dopo la trasferta a vuoto di Modena, il giudice assegna il 3-0 ai biancoscudati, spedendoli in vetta, ma l’esclusione dal torneo dei “canarini”, solo una settimana dopo, cancella tutti i punti acquisiti: per gli almanacchi, quel primato non sarà mai esistito.

Ma è solo questione di tempo.



Dopo il 2-2 di Salò, l’8 novembre arriva all’Euganeo lo spauracchio Mestre: Bisoli sorprende tutti, lancia Marcandella dal primo minuto ed il giovane attaccante serve a Guidone due assist d’oro, per i suoi due primi gol biancoscudati. Con la caduta del Pordenone a Reggio, e il pari in Vicenza-Renate, il Padova è primo in classifica.

Dalla tredicesima giornata, il gruppo biancoscudato non mollerà più la vetta. Anzi, entra in una fase in cui riesce ad attingere ad ogni risorsa a sua disposizione, a tirare fuori dalle maniche tutti gli assi possibili.

Dopo Marcandella e Guidone, a Pordenone arriva il primo gol di capitan Pulzetti ad abbattere un tabù storico; contro la Triestina sblocca le danze Tabanelli, l’unico squillo della sua esperienza padovana; a Bergamo, dopo un primo tempo sofferto, la straordinaria doppietta di Cisco è pura estasi.

A fine novembre sembra andare tutto liscio, ogni cosa per il verso giusto. E il vantaggio sul Renate, secondo, è già di 6 punti.

La frenata di fine anno. Dicembre potrebbe essere il mese buono per “ammazzare” il campionato. Fermana e Reggiana, due sfide consecutive in casa, Gubbio e Fano in trasferta, e nel mezzo la prima casalinga di ritorno con il Renate, il più diretto avversario.

E invece, quando meno te l’aspetti, il Padova tira il fiato: dopo aver raccolto 32 punti nelle prime 16 giornate (a più di 2 punti di media a gara, visti i due turni di riposo), i biancoscudati rallentano: il primato, viste le nove vittorie nelle precedenti undici gare, a Capodanno non sarà comunque in discussione nonostante i due 0-0 casalinghi, la sconfitta nefasta, in pieno recupero, nell’acquitrino di Gubbio, il pareggio agguantato per i... Capello a Fano e il successo, l’unico del mese, nello scontro diretto con il Renate.

I ritocchi. Risultati che non fanno gridare allo scandalo, ma che in società vengono avvertiti con un po’di timore. Finché c’è tempo, meglio mettere le cose a posto, e il “mercato” di gennaio arriva giusto in tempo.

Le partenze di Tabanelli, Chinellato e De Risio non minano la stabilità del gruppo, che anzi ne esce ancora più rinforzato: in difesa arriva Salviato, il sostituto dell’infortunato Madonna, in mezzo al campo Bellemo e Fabris, in attacco tre pedine “pesanti” come Gliozzi, Lanini e Sarno.

A fine gennaio, quando il Padova torna in campo nel derby di Vicenza dopo un mese di inattività totale, con il turno di riposo nel mezzo e un clima reso incandescente dal fallimento del club berico e dallo “sciopero” dei giocatori, il vantaggio sul Renate è comunque di 5 lunghezze: l’ex Foggia si presenta con la punizione che dà a Guidone l’occasione buona per violare il “Menti” , e per allungare a + 7 sulla seconda, ora il Sudtirol.

Freddo e calcolatore. Un vantaggio sufficientemente rassicurante per pensare di “gestire”: eccolo, il Padova calcolatore, che, come i risultati diranno da qui in avanti, si porterà a casa il campionato con l’intelligenza e la perfidia di chi sa di avere (meritatamente) il coltello dalla parte del manico.

Dopo aver corso a mille nel girone d’andata, la squadra di Bisoli rallenta un po’ la sua cavalcata nel girone B, senza riuscire più ad infilare un filotto di vittorie degno di nota, ma di contro senza fornire nemmeno ad alcun avversario l’occasione di ricucire. Dopo il pari interno con la Samb, c’è la vittoria a Santarcangelo. Dopo il successo all’Euganeo con il Ravenna, si torna con l’1-1 da Bolzano.

Al ritmo di 4 punti ogni due gare, la promozione non può proprio sfuggire, anche perché le inseguitrici, una dopo l’altra, arrancano. Peccato che, il 3 marzo, in viale Rocco torni il Teramo: alla 28ª giornata arriva il primo k.o. interno della stagione, uno schiaffo doloroso contro una squadra che, tra andata e ritorno, si conferma la vera “bestia nera” di Bisoli e dei suoi.

Ma nemmeno stavolta le avversarie ne approfittano. Il blitz di Bassano è quasi una sentenza, il pareggio con la FeralpiSalò conferma il trend: 4 punti ogni due uscite.

Si profilano altri due derby, con Mestre e Pordenone: reti bianche contro la banda Zironelli, e 3-0 da applausi sui neroverdi. Nemmeno citiamo più la statistica. Con Triestina e Albinoleffe, invece di calare definitivamente il sipario, la squadra biancoscudata si fa beffare. Poco male: la Reggiana affonda con il Mestre ed è bloccata sul pari dal Bassano, e la sua vana rincorsa alla capolista finisce di fatto qui.

Il Padova taglia il traguardo, con due giornate di anticipo, pareggiando a Fermo e guardando in... poltrona proprio la Reggiana non vincere a Bergamo contro l’Albinoleffe.

(Francesco Cocchiglia)

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