Nel mirino anche il commercialista Rando

Avvisi di garanzia partiti dopo le perquisizioni nello studio del professionista e in quello del legale e giudice onorario Berto

ESTE. Cristiano Berto e Gian Marco Rando, avvocato e commercialista di Este. Sono questi i due nomi finiti nel mirino della Procura di Trento. Ed è nei loro studi che, l’altra mattina, la Guardia di finanza di Trento ha svolto una doppia perquisizione voluta dalla Sezione Anticorruzione del nucleo di Polizia economico-Finanziaria di Trento.

L’indagine nasce da un’accusa formulata nei confronti di Berto, che oltre ad essere avvocato è anche Giudice onorario del Tribunale Civile di Verona: dietro compenso, il legale avrebbe affidato ad altri professionisti incarichi di custodia e di consulenze, connessi alla gestione di procedure di esecuzione giudiziaria. Affidamenti non per merito, dunque, ma dietro compenso illecito. L’operazione ha visto impegnati quaranta finanzieri e ha comportato una decina di perquisizioni a professionisti della provincia di Padova e Verona. Oltre a perquisire l’ufficio di Berto, è stato passato al setaccio anche quello di Gian Marco Rando, commercialista con studio in via Corradini, praticamente accanto a quello di Berto. «Confermo la perquisizione e confermo di conoscere molto bene Berto e uno dei legali veronesi coinvolti nell’indagine. Sono amici e lavoro con loro, e il mio studio è peraltro contiguo a quello di Berto. Detto questo, pur non conoscendo i termini dell’inchiesta, non ho alcuna responsabilità e non sento di avere portato avanti condotte illecite». Rando è figura molto nota nell’Estense ed è uno dei nomi di un’altra indagine, quella legata al buco di Padova Tre: il commercialista, indagato per falso in bilancio, è stato sindaco effettivo della stessa società Padova Tre e allo stesso tempo revisore del Consorzio Padova Sud. Le serie di perquisizioni di giovedì mattina e la consegna degli avvisi di garanzia ha scatenato in città una bufera politica, legata al fatto che Berto è socio e marito di Serena Biancardi, assessore comunale ai Lavori pubblici.


Stefano Agujari Stoppa, capogruppo delle Civiche d’Este, chiede chiaramente le dimissioni dell’assessore: «Premesso che le indagini sono ancora in corso e che non possiamo assolutamente esprimere giudizi sulla condotta dell’avvocato, e appurato che l’assessore Biancardi non ha alcun coinvolgimento in questa indagine, riteniamo tuttavia che la cittadinanza meriti un segnale forte di trasparenza: per questo chiediamo le dimissioni dell’assessore. Oltre a un forte legame personale, la Biancardi ha un legame professionale con l’avvocato oggetto di indagine. Ricordo inoltre che la Biancardi opera come assessore nell’urbanistica e nei lavori pubblici, un settore molto vicino a quello in cui la Procura sta indagando». Anche Francesco Roin (M5S) chiede immediate dimissioni, «come principio di precuazione». Meno diretta la richiesta di Carlo Zaramella (Este Sicura): «Sta indubbiamente alla sensibilità e decisione personali del singolo valutare come stringersi nel migliore dei modi alla propria famiglia e prendere altresì in considerazione, per una serenità personale, familiare, professionale e istituzionale, la decisione di fare un passo di lato, rassegnando almeno temporaneamente il peso e l'onere di un incarico gravoso come quello di assessore ai Lavori pubblici, che assorbe tempo ed energie non indifferenti se fatto nel modo migliore».

Il sindaco Roberta Gallana tuttavia respinge al mittente, con una nota sottoscritta dall’intera giunta e maggioranza, la richiesta di ritiro delle deleghe: «Serena Biancardi è una donna, una madre e una moglie splendida. La vicenda riguarda l'attività di suo marito in quanto giudice e non avvocato. L'assessore Biancardi non è coinvolta in nessun modo. Ho piena fiducia nella magistratura per l'accertamento della verità».

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