Il ritorno del Pride: corteo il 30 giugno dal Prato a piazza Garibaldi

Partecipanti al Pride di Treviso nel 2016

Padova ospiterà  la manifestazione regionale a distanza di 16 anni: «Diritti, la battaglia non è finita. Inviteremo anche Zaia»

PADOVA. Dopo 16 anni torna il Gay Pride nella città del Santo. Era il 2002, quando, dopo una lunga battaglia con l’allora sindaco Giustina Destro, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali, sfilarono per il centro manifestando il proprio orgoglio e rivendicando parità di diritti.

Nel frattempo sono cambiate le leggi, e tra tutte quella sul riconoscimento delle unioni civili. E anche a Padova oggi non c’è più un’amministrazione che disconosce questi diritti, tra l’altro già acquisiti, ma qualcuno che scenderà in piazza con loro.

A partire dai tre assessori che erano ieri alla presentazione: Marta Nalin, Antonio Bressa e Chiara Gallani. E lo faranno sabato 30 giugno, quando Padova si colorerà delle tinte del Gay Pride, accogliendo il corteo regionale (si terrà anche in altre 27 città italiane), che partirà il pomeriggio alle 16 da Prato della Valle, attraverserà le Riviere, sfiorando quindi la Basilica del Santo, per finire poi in piazza Garibaldi dove si terranno i comizi finali e la festa di chiusura.

«Anche se in questi ultimi anni molte delle battaglie sono state vinte, sono convinto che abbia ancora un senso manifestare perché non tutti i diritti sono ancora riconosciuti in pieno» ha evidenziato Alessandro Zan, parlamentare dem ed esponente della comunità Lgbt «Io nel 2002 c’ero, anche se all’epoca era un evento pioneristico, e ricordo benissimo le polemiche con l’amministrazione, mentre oggi abbiamo il patrocinio del Comune. In tanti anni sono cambiate molte cose, ma Padova già 16 anni fa era una città aperta e accogliente e quindi sono sicuro che non ci sarà nessun problema di ordine pubblico».

Proprio perché nel 2018 c’è ancora bisogno di un corteo per difendere la propria natura e la propria identità, il Manifesto del “Padova Pride” porrà l’attenzione su quei diritti ancora negati, a partire dalla lotta all’omofobia, all’accesso al percorso di transizione senza intervento chirurgico, fino al matrimonio egualitario e l’accesso all’adozione.

Va ricordato che il Bo è una delle pochissime università italiane che ha introdotto il doppio libretto per chi ha deciso di cambiare sesso, grazie al quale lo studente resta iscritto con il nome registrato all’anagrafe ma viene convocato e chiamato agli appelli con quello nuovo.

«Non si chiede più il diritto di esistere, ma la possibilità dell’autoaffermazione – ha spiegato Mattia Galdiolo, portavoce del Comitato Padova Pride 2018 – In una società “eteronormativa”, rendere visibile l’esistenza di realtà diverse per orientamento sessuale e identità di genere significa aprire uno spazio di cittadinanza in cui ognuno possa sentirsi accolto».

Per accompagnare i padovani all’appuntamento del 30 giugno, gli organizzatori del “Padova Pride” programmeranno già da maggio spettacoli ed eventi culturali. «Sono onorata che sia stata scelta Padova per il corteo regionale. Sono sicura che sarà un’occasione per ricordare le battaglie fatte e vinte» ha chiuso l’assessore alle pari opportunità, Marta Nalin.

Oltre a Padova hanno già aderito anche i comuni di Vicenza e di una decina di paesi tra Treviso, Venezia e Belluno. E la Regione? Zaia?: «Non ci hanno mai voluto dare il patrocinio, ma noi il governatore lo inviteremo» ha risposto Galdiolo.

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