Il patron di Grafica Veneta: «Offro lavoro vero e ve lo dimostro»

L’imprenditore padovano Fabio Franceschi, che dice di cercare invano 25 operai, precisa le condizioni: 1500 euro netti, contratto nazionale, niente limiti d’età 

PADOVA. «Da 3 mesi cerco 25 operai, ne ho trovati solo quattro». Questo il titolo della notizia che abbiamo pubblicato il 17 aprile, ripresa da un articolo uscito poco prima sul mattino di Padova.

Il sommario recitava così: La denuncia di Fabio Franceschi, patron di Grafica Veneta: «Offro la formazione e 1.500 euro al mese con prospettiva di assunzione: piano di sviluppo bloccato»

Quella notizia, che potete leggere qui, è diventata subito virale sul nostro sito, tanto da sfiorare (dati del 19 aprile) le 22 mila condivisioni. Un destino comune a molte altre notizie del filone "offro lavoro ma nessuno lo vuole", che da tempo fa discutere e di cui ha scritto diffusamente anche Valigia Blu, il link è qui.

I commenti, non solo sull'articolo di cui abbiamo parlato sopra, ma anche sui relativi post su facebook, ci hanno convinti della necessità di un ulteriore approfondimento sul caso specifico.

Qui sotto, trovare il nuovo colloquio di Cristiano Cadoni con Fabio Franceschi, più la posizione dei sindacati.

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Scava scava, si scopre che poi non era proprio quella storia un po’ surreale che si raccontava e che in un paio di giorni è diventata un caso nazionale.

L’azienda che offre il lavoro c’è, si chiama Grafica Veneta, sta a Trebaseleghe e ha davvero bisogno (subito) di 25 operai ma ha qualche problema a trovarli. E lo stipendio mensile è proprio quello promesso, 1.500 euro netti. Il contratto base per i dipendenti è quello nazionale delle aziende grafiche e affini, in vigore dal 2014.

Fin qui tutto vero.

Però quando il patron Fabio Franceschi è uscito allo scoperto per dire al mondo che lui non trova nessuno da assumere, quel mondo gli si è rivoltato contro gridando alla “bufala”. E decine di testimonianze sono arrivate da disoccupati che a Grafica Veneta hanno inviato il curriculum invano, che hanno fatto un colloquio e non sono stati richiamati o che si sono sfilati quando hanno capito che non era proprio il posto che volevano.

Così, testimonianze alla mano, siamo tornati da Franceschi e gli abbiamo chiesto di vedere il contratto e di rispondere alle obiezioni di quel mondo nel quale lui non riesce a reclutare 25 operai.

Le condizioni contrattuali Detto del contratto nazionale, non si può non sottolineare che Grafica Veneta non aderisce a Confindustria e dunque non ha il contratto di secondo livello. Dunque se i turni sono regolamentati dal Ccnl, il lavoro nei giorni festivi no.

«E su questi due punti abbiamo avuto qualche obiezione», ammette l’amministratore delegato Giorgio Bertan, «perché è vero che i festivi si fanno su base volontaria, ma in caso di necessità, un paio di volte all’anno, ci riserviamo di precettare i lavoratori per avere un numero di persone sufficienti a far lavorare una macchina».

Sui turni lo stesso Bertan ammette che «più candidati, compresi giovani al primo impiego, frenano quando si prospetta loro di lavorare di notte».

Le altre condizioni Sulle altre obiezioni dei lavoratori scartati o scappati, è il patron Fabio Franceschi a rispondere, senza peli sulla lingua, schietto e diretto. Premettendo che l’azienda offre anche qualche benefit: «Diamo gratis il barbiere, l’assistenza legale e una psicoterapeuta per chi ne ha bisogno».

E allora via con le domande.

Ore richieste?

«Sono 40, ma anche 42», chiarisce il patron. «Rispettiamo il contratto perché abbiamo in azienda sindacati tenaci e attenti. C’è anche la Cgil che contesta perfino le cazzate, pensando che massacrare l’azienda produca qualcosa».

Titolo di studio richiesto?

«Nessuno, e nessuna specializzazione. Facciamo noi la formazione perché così abbiamo persone che sanno fare quello che ci serve».

Limiti d’età?

«Nessuno, dai 55 anni in giù, a noi vanno tutti bene».

Pagate gli straordinari?

«Se possiamo, li paghiamo, sono comunque accantonati. Poi se uno ha bisogno di tre o quattro giorni, glieli diamo, ma è raro che ce li chiedano. Qui c’è un clima sereno, non mi lamento di nessuno, se c’è un problema vengono da me in ufficio e lo risolviamo».

Perché nel sito dell’azienda non c’era l’offerta di lavoro?

«Io non so quasi niente di internet».

E allora come si spiega che non trovavate candidati e ora avete mille domande?

«Qualcuno non è piaciuto all’ufficio del personale, mi hanno detto che erano rompicoglioni. Altri non erano adatti a lavori un po’ pesanti. Ora abbiamo tante candidature, ma cosa me ne faccio di uno di Catanzaro? Qui non ci sono case e stare a Castelfranco vuol dire fare 50 km al giorno, poi uno è in difficoltà».

Quindi avete risolto o no?

«No, perché abbiamo tanti nomi ma pochi candidati del nostro territorio, di quelli che li assumi ed è tutto ok».

Ma avete anche stranieri in azienda?

«Ci sono 150 romeni. Loro si integrano, mangiano la pizza con gli italiani, trovano casa, ci danno grandi soddisfazioni. Sono in linea con il nostro modo di fare azienda, che è pulito e genuino».

Ma 1.500 euro al mese per lei sono tanti o pochi?

«Io so di grandi aziende qui vicino che danno 1.100 euro. Noi esigiamo tanto, ma diamo anche tanto».

Quante assunzioni dovete fare ancora?

«Abbiamo avuto 7-8 buone candidature, metà le scarteremo. Per questo eravamo incazzati neri, in quattro mesi avevamo trovato quattro operai. Ed entro fine anno ci serviranno almeno altre 50 persone».

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LA REAZIONE DEI SINDACATI

Per parlare del caso di Grafica Veneta bisogna liberare il campo da sensazionalismi, furbizie, preconcetti e andare al nocciolo della questione: la disoccupazione c’è, il lavoro pure ma non sempre con le tutele necessarie. E sicuramente c’è difficoltà a far incontrare domanda e offerta.

Aldo Marturano, segretario generale della Cgil di Padova, parte però da una premessa: «Dire che i disoccupati non hanno voglia di lavorare è offensivo per i tanti che vivono quotidianamente questo dramma e per i tanti che hanno contratti precari - penso a tutto il settore della logistica - e non butterebbero via un’assunzione a tempo indeterminato».

Infatti dopo l’uscita del patron di Grafica Veneta, all’azienda di Trebaseleghe sono arrivati mille curriculum.

«È la dimostrazione che se c’è il lavoro, i candidati si fanno avanti», prosegue Marturano. «Per ammissione dello stesso Franceschi, la ricerca era stata fatta più che altro con il passaparola e con agenzie interinali. E io allora gli chiedo: perché non si è rivolto ai Centri per l’impiego? È evidente che ha sbagliato qualcosa».

Il resto lo ha fatto la mancanza di una rete collaudata ed efficiente: «Manca la cultura della ricerca, manca una progettazione, una pianificazione», prosegue il segretario della Cgil.

«Questa vicenda fa emergere il deficit esistente. E mette in evidenza il silenzio delle istituzioni. Nessuno interviene. Parliamo noi sindacati, i lavoratori protestano e tutto finisce lì. Ma nessuno dice che il sistema non funziona e che la filiera scuola - università - formazione è difettosa».

L’analisi porta fino alle porte dei Centri per l’impiego, gli ex uffici di collocamento, che dovrebbero far incontrare domanda e offerta e - di più - fare politiche attive per il lavoro ma che se la passano male.

«Negli ultimi due anni e mezzo a Padova il personale impiegato nel settore lavoro è passato da 65 a 46 unità», spiega Enrico Ciligot della Cgil Funzione pubblica.

«Gli uffici di Montagnana e Abano sono stati cancellati, quello di Padova - unico nel Veneto - è stato perfino chiuso per ferie una settimana l’estate scorsa. C’è una sofferenza conclamata e nel frattempo le politiche del lavoro e le leggi ci chiamerebbero a fare di più. Tra l’altro c’è da dire che i dipendenti da anni sono sospesi tra Provincia e Regione. Così si trovano a lavorare in condizioni frustranti, non potendo garantire i servizi richiesti. Senza persone e con risorse scarse è difficile parlare di politiche attive».

L’ultima pista conduce direttamente dentro Grafica Veneta, dove i sindacati hanno vita difficile e dunque per i lavoratori non è agevole far valere i propri diritti.

«L’azienda», sottilinea Marianna Cestaro, segretaria generale della Sil Cgil Padova, «non eccelle nel tenere rapporti corretti con le parti sociali e non applica i contratti collettivi. Non dovrebbe dimenticare che conta certamente la retribuzione, ma anche l’orario di lavoro e la gestione dei turni incidono sulla qualità della vita dei dipendenti. Si tratta di un’azienda che ha tutti gli strumenti per trovare lavoratori qualificati e tutte le risorse per rispettare fino in fondo i loro diritti. Anche una maggior concertazione con il sindacato aiuterebbe ad affrontare i problemi che sono stati evidenziati nelle dichiarazioni pubbliche rilasciate da Franceschi».

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