Truffa all’Inps, immigrati nei guai

I sei africani hanno ottenuto migliaia di euro di contributi per attività mai svolte

CITTADELLA. Il gioco era ormai rodato: farsi assumere e subito (o quasi) licenziare, aprire una piccola ditta con partita Iva regolarmente registrata in Camera di commercio, in realtà una ditta fantasma utile solo per incassare l’indennità di mobilità da parte dell’Inps prevista dalla legge numero 223 del 1991. Legge che consente di ricevere l'indennità (dai 18 ai 20 mila euro) a chi rimane senza lavoro e diventa imprenditore, avviando un'attività dimostrata con l'apertura di una partita Iva e con fatture per l'acquisto delle prime forniture.

Sei immigrati africani sono di nuovo finiti nei guai per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nell’ambito di due inchieste coordinate dal pm Sergio Dini. Per tutti il magistrato ha chiesto il processo. L’udienza preliminare è prevista per il 3 maggio nei confronti di Abdallah Rabichi, 46enne marocchino con residenza a Piombino in via Fontanelle. Secondo l’accusa era stato licenziato il 7 luglio 2012; il 3 agosto successivo aveva aperto una partita Iva come lavoratore autonomo per la vendita di prodotti porta a porta. E lo stesso giorno aveva presentato la domanda per incassare il contributo Inps destinato a sostenere l’avvio di un’attività, di fatto, inesistente. Un contributo sostanzioso quello ottenuto, 23.017,03 euro a titolo di indennità di mobilità anticipata. Il 13 ottobre 2014 Rabichi aveva chiesto la cessazione dell’attività chiudendo la partita Iva. Peraltro in quei due anni avrebbe trascorso lunghi periodi nel paese d’origine. Il gup Cristina Cavaggion, invece, ha già spedito a processo per lo stesso reato cinque ghanesi: Gladys Oppong, 55 anni; Kwane John Effa, 45; Fred Boamah, 57; e Andrews Acheampong, 45, tutti residenti a San Martino di Lupari; con Francis Kumi, 36 residente in Campania. Con lo stesso sistema Oppong ha incassato dall’Inps 32 mila euro per avviare un’attività autonoma mai svolta davvero; Kumi; Boamah e Acheampong, invece, risultano aver percepito rispettivamente 2392, 303 e 1303 euro come indennità di disoccupazione perché risultavano titolari di un contratto di lavoro domestico siglato da Effa. Un contratto fittizio. (cri.gen.)


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