Profughi sfruttati, africano accusato di caporalato

Titolare di una ditta fantasma rischia il processo: avrebbe reclutato migranti nel centro di accoglienza a Cona per impiegarli come braccianti agricoli ad Agna

AGNA. L’accusa è intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. In una parola: caporalato. Rischia di finire a processo un marocchino, Khalid Faiz, 36enne regolare, residente nella frazione di Bottrighe nel Comune di Adria (Rovigo), accusato di aver reclutato come manodopera dei migranti, richiedenti asilo, per farli lavorare, sfruttati, in condizioni disumane nonché sottopagate, in qualche caso addirittura solo dietro la promessa di un miserabile guadagno mai saldato. I migranti sono otto esseri umani con cittadinanza del Bangladesh, arrivati in Italia con la speranza di trovare un lavoro e una condizione di maggior benessere che in patria, ospiti nel centro di accoglienza dell’ex base militare di Cona nel Veneziano. Solo un intermediario Faiz: a beneficiare di quelle prestazioni (anche se non risulta indagato) un agricoltore di Agna, Luigi Franchin, proprietario di alcuni vigneti. L’inchiesta svolta dai carabinieri della stazione di Agna, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro, è ormai conclusa, atto preliminare alla richiesta di un processo.

Tra l’agosto e il settembre dello scorso anno l’agricoltore aveva la necessità di trovare manovalanza per la vendemmia. Gli otto bengalesi, in attesa di perfezionare la pratica come richiedenti asilo, volevano racimolare qualche soldo. Così alla richiesta di Faiz rispondono subito. E per 16 giorni al massimo, ciascuno di loro va a raccogliere l’uva: un lavoro sotto il sole cocente, in un clima torrido, svolto anche per più di 10 ore al giorno. E lo “stipendio”? Alla fine c’è chi ha incassato 50 euro, chi 100, chi nulla per tutti quei giorni di lavoro. Un lavoro in pratica quasi gratuito o del tutto gratuito. Faiz è risultato titolare di una ditta individuale con sede a Bottrighe di Adria in via Curicchi 51, la casa dove abita, in realtà un’abitazione da anni affittata a dei cittadini marocchini. E la ditta? Una sorta di piccola impresa “fantasma”, priva di struttura e mezzi, uno strumento per reclutare manodopera straniera irregolare da impiegare (pardon sfruttare) nei campi. Ma gli otto bengalesi quando non hanno visto un soldo, si sono sfogati con un volontario del centro per stranieri di Cona. Volontario che li ha ascoltati e accompagnati dai carabinieri per fare denuncia.


Cristina Genesin

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