Gian Luca Cappuzzo, da recluso a una nuova vita da medico a Padova

Il tribunale di Sorveglianza boccia il ricorso della Procura contro i permessi di studio a lui concessi Valuta positivamente il suo comportamento e anche il progetto di tornare all’attività sanitaria

PADOVA. Coltiva il sogno di tornare a fare il medico. Anzi, più che un sogno, è un progetto cullato da tempo quello di riprendere l’attività sanitaria, come confermato dal provvedimento del tribunale di Sorveglianza che ha rigettato il ricorso della procura di Padova contro i permessi chiesti (e ottenuti) da Gian Luca Cappuzzo, classe 1970, “il dottore” com’è chiamato dai compagni reclusi del carcere padovano Due Palazzi, e non è un semplice soprannome.

Un dottore con laurea e abilitazione all’esercizio della professione medica, una carriera stroncata durante la specializzazione in Chirurgia da un clic di manette quando, l’11 febbraio 2006, venne arrestato per un’accusa gravissima: omicidio volontario pluriaggravato. L’accusa di aver architettato e poi attuato con tre iniezioni intramuscolari di un veleno oggi quasi sconosciuto, l’assassinio di Elena Fioroni, moglie e madre 31enne dei suoi due bambini. All’inizio un sospetto poi una certezza confermata con la sentenza definitiva di condanna a 26 anni di carcere (prima ancora dalla confessione) e accompagnata dalla radiazione dall’Ordine dei medici di Padova dove risultava iscritto.



Il carcere cambia. E gli esseri umani diventano diversi dietro le sbarre. Così per Cappuzzo è iniziata una nuova stagione di vita che si è tradotta in un percorso di revisione personale e di studi ormai al traguardo finale. Il detenuto ha chiesto, ottenuto e già usufruito di permessi per frequentare la biblioteca di Giurisprudenza e per poter anche pranzare in un ristorante vicino. Nonostante il via libera già ottenuto, la procura di Padova si è opposta in linea di principio a quelle autorizzazioni, impugnando l’articolo 30 dell’ordinamento penitenziario che disciplina i permessi.

Il tribunale di Sorveglianza non è stato d’accordo. E ha bocciato il ricorso, dando il via libera a Gian Luca Cappuzzo per chiedere altre uscite dal carcere nel futuro, pur se la richiesta dovrà essere presentata di volta in volta.

I motivi? Secondo i giudici della Sorveglianza Cappuzzo è un detenuto modello, con un comportamento irreprensibile, regolare, corretto. Un detenuto che ha rielaborato il proprio passato, comprendendo la gravità di quanto compiuto tanto che, in questi anni, è stato coinvolto attivamente nelle molteplici attività proposte all’interno del Due Palazzi (dalla scuola, alla redazione della rivista Ristretti Orizzonti, alla gestione della biblioteca) e ha partecipato a molti incontri con le scuole.

Cappuzzo, in realtà, usufruisce di permessi fin dal 2015 e non solo per visitare la madre e i familiari. Si è recato fuori provincia e pure fuori regione.

E il tribunale ha apprezzato il fatto che tutto ciò si sia risolto «senza alcun clamore mediatico». Così come è stata valutata positivamente la sua frequentazione della biblioteca di Giurisprudenza (con pranzo in un locale pubblico), senza mai essere inciampato in qualche problema. È nello stesso provvedimento della Sorveglianza che si fa precisa menzione, una volta espiata la pena, al progetto del dottor Cappuzzo di riprendere l’attività sanitaria.

Non è un orizzonte troppo lontano: tra otto anni, forse anche qualcuno di meno, il dottor Cappuzzo potrà uscire grazie alla liberazione anticipata (45 giorni previsti ogni sei mesi di reclusione in caso di buona condotta) e qualche altro anno di sconto grazie all’indulto. L’ultimo indulto votato dal Parlamento risale al 2006 e si estende fino ai reati commessi entro il 2 maggio dello stesso anno: per tre mesi rientra il delitto compiuto dal medico. Insomma per il 2025, forse prima, Gian Luca Cappuzzo sarà di nuovo un uomo libero. E potrà indossare di nuovo il camice bianco. Resta un ostacolo: l’ammissione all’Ordine dei medici. Dopo la condanna, Cappuzzo fu radiato dall’Ordine padovano. Trascorsi 5 anni dalla radiazione, si può chiedere la reiscrizione che viene decisa (o respinta) dal consiglio dell’Ordine provinciale al quale è indirizzata la domanda.
 

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