"Padova Urbs picta" candidata a patrimonio Unesco

 La conferma è arrivata in Comune da una lettera ufficiale del ministero dei beni culturali

PADOVA. Padova Urbs picta è la candidata italiana per il riconoscimento di patrimonio dell’umanità nel ciclo 2019-2020 con esito finale nell’estate del 2020. La conferma è arrivata in Comune da una lettera dell’ufficio Unesco del Ministero dei beni e delle attività culturali.

Urbs picta, Padova punta a diventare Patrimonio Unesco



Una decisione ufficiale, in attesa che si formi il prossimo governo che comunque non potrà più tornare indietro. Bisognerà però capire se sosterrà con adeguato entusiasmo la candidatura che porterebbe Padova ad essere l’unica città al mondo con un doppio sito Unesco. Una candidatura seriale con gli otto luoghi affrescati nel Trecento che si affianca all’orto botanico dell’Università, patrimonio dell’umanità dal 1997.

Un grande successo per Padova perché la candidatura dell’Urbs Picta è stata scelta tra i 41 siti che sono nella “tentative list” italiana, molti da più di 10 anni. Quella padovana è in lista “solo” dal 2016, mentre le Colline del Prosecco, tanto care al governatore Luca Zaia, attendono dal 2010. E aspetteranno ancora.

Certo per Padova c’è l’elemento trainante della Cappella degli Scrovegni. Ma da sola non basta: «Il ministero ha riconosciuto la qualità intrinseca del progetto padovano, un progetto internazionale che ha saputo coniugare il capolavoro di Giotto con tutto il ciclo di affreschi trecenteschi presenti in città, che rappresentano un unicum della storia mondiale – conferma l’assessore alla Cultura Andrea Colasio – Padova non è solo gli Scrovegni ma una città d’arte di livello mondiale. Sono soddisfatto perché ho perseguito questa impostazione da molti anni, da quando ho iniziato a fare l’amministratore e ad occuparmi di politica culturale».

E proprio sul versante politico Colasio registra la conferma del Ministero come importante anche in chiave di continuità con il futuro governo. «Non è stata una scelta politica, ma la presa d’ atto della solidità di una proposta culturale che Padova porta avanti da anni – prosegue l’assessore alla Cultura – Mi auguro, comunque, che il futuro governo sostenga adeguatamente questa importante scelta italiana. È fondamentale ora che si faccia sistema tra tutti i parlamentari padovani per una moral suasion di livello internazionale. Abbiamo anche la fortuna di avere una presidente del Senato padovana: dobbiamo puntare a un riconoscimento mondiale per la città».

Il passaggio dell’ufficializzazione della candidatura è fondamentale dal punto di vista tecnico, ma il lavoro del team padovano che segue la candidatura non finisce certo adesso.

La decisione del Ministero di Padova come unica candidatura per il 2019-2020 dovrà essere infatti riconfermata alla luce della «qualità e completezza» della documentazione presentata. Vale a dire il dossier finale, accompagnato dal piano di gestione, che deve essere prodotto entro il prossimo gennaio. Per questo il tavolo con tutti gli enti partecipanti (Diocesi, Arca del Santo, Accademia Galileiana e Università) è già al lavoro.

Il comitato che assegna il titolo di «world heritage» infatti si riunisce di norma una volta all'anno, solitamente in estate. Il comitato è composto dai rappresentanti di 21 stati e l’Italia è tra questi, quindi servirà un lavoro di persuasione a livello internazionale. Negli ultimi anni inoltre viene valorizzata la collaborazione tra stati e sono premiati i siti seriali: quella padovana è una candidatura solo italiana e questo è un punto di demerito ma ha il merito di essere composta da più punti di interesse, sparsi per l’intero centro storico cittadino.

D’ora in poi, comunque, ogni passo dovrà avvenire in collaborazione e sotto la supervisione degli esperti del Ministero. L’Italia non ha mai fallito una candidatura. E Padova non dovrà certo essere la prima volta.

Claudio Malfitano
 

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