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La crisi della Bassa svuota le tasche

A Castelbaldo il ruolo di cenerentola, con 14.900 euro «Desertificazione industriale e mancanza di infrastrutture»

CASTELBALDO. Per quanto l’etichetta faccia male e sia sgradita, i numeri condannano inesorabilmente la Bassa padovana, dove il reddito medio è tra i più bassi della provincia padovana. Se un cittadino di Padova vanta un reddito medio di 26.354 euro, uno di Limena arriva ai 22.260 e uno di Piove di Sacco si ferma a 20.211, nella fascia di terra che dal Veronese al Rodigino, appena sotto l’A13 e i Colli Euganei, bisogna accontentarsi di vivere (per non dire “sopravvivere” in alcuni casi) con 1 ...

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CASTELBALDO. Per quanto l’etichetta faccia male e sia sgradita, i numeri condannano inesorabilmente la Bassa padovana, dove il reddito medio è tra i più bassi della provincia padovana. Se un cittadino di Padova vanta un reddito medio di 26.354 euro, uno di Limena arriva ai 22.260 e uno di Piove di Sacco si ferma a 20.211, nella fascia di terra che dal Veronese al Rodigino, appena sotto l’A13 e i Colli Euganei, bisogna accontentarsi di vivere (per non dire “sopravvivere” in alcuni casi) con 10 mila euro in meno. Mica briciole. Lo sanno bene i cittadini di Castelbaldo (il Comune padovano con il reddito medio più basso, pari a 14.901 euro), ma anche di Casale di Scodosia, Merlara, Solesino, Masi, Piacenza d’Adige, Sant’Urbano, Megliadino San Vitale, Anguillara Veneta e Carceri. Queste municipalità occupano gli ultimi dieci posti della graduatoria che mette in ordine i redditi padovani: in comune hanno il fatto di non andare oltre i 17 mila euro di reddito medio annuo, ma soprattutto di trovarsi nella Bassa padovana. Dove peraltro si trovano praticamente tutti i Comuni privi di “paperoni”, ossia di contribuenti con un reddito complessivo medio che va oltre i 120 mila euro: nessuno ha raggiunto questa somma a Barbona, Carceri, Castelbaldo, Cinto Euganeo, Masi, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Saletto, Sant’Urbano, Terrassa Padovana e Vighizzolo d’Este.

Sindacati e associazioni di categoria non hanno dubbi: in un territorio dall’alto potenziale, umano e naturale, ciò che manca sono infrastrutture e unità d’intenti delle istituzioni. «Chiediamo da anni quella che a nostro dire è la salvezza dell’economia del territorio: la nuova regionale 10», insiste Fabio Vascon, presidente di Cna Este, l’associazione degli artigiani, «la strada che dovrebbe collegare Monselice a Legnago, dunque A13 al Veronese: è ferma da un decennio a Carceri e questo ci toglie appetibilità e ci taglia fuori dalle principali vie di comunicazione. Perché un’azienda dovrebbe investire in un territorio poco servito e scarsamente raggiungibile, senza una strada principale, una linea ferroviaria funzionale e peraltro in costante emergenza idrogeologica? Dovrebbero essere le istituzioni a raccogliere queste istanze e a risolverle con serie progettualità, ma qui mancano riferimenti e rappresentanze».

«Viviamo in un territorio parcellizzato come nessun altro, con quasi 50 amministrazioni comunali, tutte con opinioni e sensibilità diverse», incalza Alessandra Stivali, segretario provinciale della Cgil, «manca un’idea comune di territorio e di sviluppo e interfacciarsi con ognuno dei numerosi soggetti istituzionali complica le cose».

Stivali segnala come la Bassa si stia lentamente desertificando a livello industriale (si pensi al distretto del legno della Scodosia), pur con qualche azienda in risalita (tengono colossi come Komatsu) e qualche ventata d’aria (l’investimento di Aspiag a Monselice, nuovo maxi-polo logistico): «Noi crediamo che questo territorio possa risollevarsi», continuano dalla Cgil, «ma occorre un colpo di reni, contando soprattutto sugli strumenti che abbiamo a disposizione: dallo sfruttamento dello stato di “area di crisi non complessa” che il Ministero ha riconosciuto, passando per il reddito di inclusione che prevede anche un percorso di inserimento lavorativo».

E l’agricoltura, settore fondamentale nel territorio? Le notizie non sono poi così negative, come spiega Federico Miotto di Coldiretti Padova: «Anche in zone con un reddito statisticamente più basso come la Bassa padovana contiamo decine di aziende agricole d’eccellenza che brillano anche sotto il profilo del fatturato. Penso al caso di un’azienda florovivaistica che con appena 4 ettari proprio nella Bassa lavora molto bene con l’estero e ha un fatturato superiore ai 20 milioni di euro l’anno. Ma ce ne sono molti altri ancora, così come invece abbiamo esempi di aziende con una redditività assai più bassa. Questo vale non solo per i singoli territori ma anche per i diversi comparti, perché possiamo avere imprese che hanno saputo cogliere occasioni di crescita e sviluppo, dal vitivinicolo alla zootecnia, come dalla coltivazione di ortaggi all’attività agrituristica, e accanto altre attività agricole che faticano a coprire le spese».

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