Il Gesù della Sindone diventa una scultura e conferma il Vangelo

Il maestro Rodella e il docente universitario Fanti danno un corpo alle informazioni ricavate dal lenzuolo

Realizzato a Padova modello tridimensionale dell'uomo della Sindone

PADOVA. Era alto all’incirca un metro e ottanta, aveva i capelli lunghi e un corpo magro e muscoloso, che dopo lo strazio delle torture sembra essere misteriosamente scomparso. L’immagine di Cristo restituita dai più recenti e sofisticati studi sulla Sacra Sindone è incredibilmente vicina a quella che da secoli tramanda l’arte, e non è un caso se il difficile compito di riprodurre un calco realistico di quel corpo è stato affidato proprio a un artista: il maestro Sergio Rodella, che lavorando fianco a fianco con il professor Giulio Fanti (docente di Misure Meccaniche e Termiche del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova) e con un gruppo di medici guidati dal dottor Matteo Bevilacqua, (già pneumologo dell’Ospedale) ha scolpito un modello tridimensionale del tutto corrispondente (la precisione è stata calcolata al centimetro) all’immagine rimasta impressa sulla sindone.



«Normalmente uno scultore lavora copiando un soggetto reale», spiega Rodella, «magari aggiungendo qualche interpretazione artistica soggettiva, oppure producendo un’opera d’arte basata sull’ispirazione. Questo caso particolare invece utilizza un approccio inverso: lo scopo dello scultore e del gruppo scientifico di supporto è stato quello di produrre rigorosamente un modello tridimensionale, partendo solo dalle informazioni ottenibili da un lenzuolo bidimensionale che riproduce la doppia immagine di un uomo, quello della Sindone, e dall’informazione relativa alla normale morfologia del corpo umano». Il calco, neanche a dirlo, è un capolavoro d’arte e maestria. Ma dal lavoro fatto, che è durato due anni, emerge qualcosa di più.

I risultati ottenuti sono recentemente stati presentati alla comunità scientifica negli Stati Uniti, oltre che pubblicati sulla rivista internazionale “Peertechz Journal of Forensic Science and Technology”. E sembrerebbero confermare molto di quanto tramandato dai Vangeli: «Innanzitutto», spiega il professor Fanti, «questo studio ci conferma la piena autenticità del lenzuolo, databile al primo secolo dopo Cristo.

Il tessuto proveniva probabilmente dall’India, come suggeriscono le polveri rimaste impigliate nel tessuto. Alcune sostanze presenti nelle tracce di sangue, quali la creatinina, la ferritina e la biliverdina, ci confermano invece che la sindone avvolse un uomo a lungo torturato: il nostro corpo le rilascia solo se in stato di particolare sofferenza, ed è impensabile che siano state aggiunte chimicamente a posteriori perché la conoscenza e lo studio di questi meccanismi sono cosa recente».

Il Gesù della Sindone diventa una scultura



Ma le informazioni raccolte vanno oltre: «Possiamo dichiarare con assoluta certezza che la sindone avvolse il corpo di un uomo crocifisso», continua Fanti, «perché l’immagine che si è impressa, rimasta intatta nella rigidità della morte, è proprio quella della posizione assunta nella crocifissione. Il calco rende l’idea in modo molto chiaro. Non solo: non possiamo dire, dal punto di vista scientifico, che quest’uomo fosse Gesù Cristo, ma possiamo dire che fu prima crocifisso e poi, diciamo, risorto. Ci sono segni così particolari, ancora oggi non del tutto spiegabili dalla scienza, che fanno pensare a una smaterializzazione».

La spiegazione è complessa, ma basti sapere che gli scienziati del Bo hanno testato quanto detto su un manichino avvolto da un lenzuolo “simil sindonico”, sottoposto a quello che in fisica si chiama “effetto corona”: una scarica di energia potentissima (circa 300 mila volt), che ha fatto sì che l’immagine del manichino rimanesse impressa sul telo. «Gli effetti fisico-chimici sono gli stessi», conferma Fanti, «eppure c’è qualcosa che non torna. La ricerca continua», chiude il professore, «ma la verità, forse, sta oltre».
 

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