Per Cariparo sarà una corsa a due Moschetti in lizza contro Muraro

Dopo l’ex rettore, anche il tributarista si candida a raccogliere l’eredità di Finotti nella Fondazione Passo indietro del chirurgo Nitti, fuori dai giochi Saro. A mezzanotte scadono i termini per farsi avanti

PADOVA. Sarà una corsa a due quella per la presidenza della Fondazione Cariparo. A meno di colpi di scena dell’ultimo minuto saranno solamente il grande favorito Gilberto Muraro, già presidente della Cassa di Risparmio del Veneto, e il professor Francesco Moschetti, tributarista fra i più stimati, a contendersi lo scranno più alto dell’Ente di piazza Duomo. Nessuna candidatura la presenterà il professor Donato Nitti. «Avrei presentato un il mio nome solo nel caso in cui il professor Muraro non si fosse reso disponibile» spiega il celebre chirurgo. «La stima, l’amicizia e la considerazione del ruolo e delle competenze che nutro nei confronti di Gilberto Muraro sono tali da spingermi a prestargli pieno appoggio».

Anche il segretario generale della Fondazione Roberto Saro, pure apprezzando la fiducia di chi aveva fatto circolare il suo nome, fa sapere che le ipotesi legate ad una sua candidatura erano fin dal principio destituite di ogni fondamento. Ecco allora che, come alcuni avevano preventivato, l’unica figura a proporre una scelta alternativa a quella dell’ex presidente della Cassa di Risparmio del Veneto è il professor Francesco Moschetti pronto a fare la sua parte, se non altro per una questione di pluralità.


«Domani presento la mia candidatura sulla base di una concezione della Fondazione più ampia di quella che la relega a struttura bancaria di fatto», dichiara Moschetti. «Certamente è importante l’aspetto dell’amministrazione patrimoniale, aspetto su cui la Fondazione è già ben strutturata, ma altrettanto lo è l’attenzione alle povertà del territorio: i giovani che sono in nuovi proletari del nostro tempo, il lavoro, la natalità, uno dei problemi cruciali di questo sistema sociale, la casa e molto altro ancora sono temi che devono forse ancora trovare piena rappresentanza negli organi direttivi di un Ente la cui missione è proprio quella di incidere ancora più in profondità su questi temi. Credo che dopo tanti anni sia venuto il momento di affidare la presidenza della Fondazione a una figura incardinata nel territorio con esperienza e sensibilità sociale come caratteristiche principali. Credo poi fermamente nella trasparenza, nel dialogo e nel confronto con un Consiglio Generale che deve concorrere alle scelte dei programmi e delle persone come richiede lo statuto senza venire sacrificato da decisioni assunte fuori dalle sedi istituzionali. C’è poi un aspetto non secondario legato alla pluralità delle candidature che ritengo elemento doveroso di rispetto per il diritto di scelta di un Consiglio Generale depositario di un metodo democratico che ritengo fondamentale».

Riccardo Sandre

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