Ma Rea, poeta errante che lascia i suoi versi sulle strade di Padova

Andrea Masiero è l’autore del progetto Stendiversomio. Appende i pensieri in rima imitando i cartelli stradali

PORTELLO. Un cartello con disegnata una stufa di quelle antiche e la didascalia «Ci stufiamo per il disagio» compare alla fermata del bus. «Non disturbare, il mondo è un signore impegnato nella sua quotidianità» è, invece, il segnalibro affisso all’ingresso della libreria di via Zabarella.

«È vietato oltrepassare l’invidia gialla» con tanto di traduzione in inglese, compare ad un binario della stazione. «Punto di raccolta e distribuzione di alibi usati», s’incontra su ponte dei Tadi. E ancora «Buonuscita di emergenza» in Riviera San Benedetto; «Area cazzeggio incustodita» a piazzale Boschetti.

Poi ci sono i versi, le poesie: «Verrà la vita e avrà i tuoi sogni. E tu sogna», firmato “Lo Stendiversomio” in via Altinate, ad un palo accanto alla stazione bike sharing.

«In barba alla vita noi ce ne andremo, facendo finta di essere esistiti per sempre» è in Riviera Tito Livio. Rime e cartelli stradali, ironicamente rivisitati, hanno riempito la città, facile averne incontrato uno o due per strada. Alla Specola, in via Goito e corso Milano, di fronte alla Feltrinelli, in riviera Tito Livio, vicino a palazzo Zabarella e vicino alla Coin, in via Altinate e via Morgagni, vicino a via Loredan e ad un passo dal Portello.

Ma chi c’è dietro? In tanti hanno pensato ad una simpatica goliardata degli studenti universitari. Invece è tutta opera di un’unica persona.

Si chiama Andrea Masiero, è padovano di Conselve, autista del servizio cittadino di Bologna, poeta per vocazione. In arte di firma Ma Rea (acronimo del suo nome e, ancora una volta, rebus di parole), ha una seguitissima pagina Facebook (Stendiversomio) e un sito (www. errantemarea. com).

Classe 1979, finisce le scuole medie e inizia a lavorare. Ma c’è qualcosa d’incompiuto nella sua esistenza che chiede a gran voce di libri, di studio, di scuola. A 27 anni, trasferito a Ferrara, si diploma e si laurea con una tesi dal titolo “Via della Street art: Poesia di strada” ed inizia un’avventura che ha già conquistato quasi tutte le province del Veneto (ad eccezione di Belluno) con particolare attenzione per la terra d’origine: la Bassa Padovana, Este, Bagnoli, Conselve.

Ha conquistato buona parte dell’Emilia; giù fino a Roma, Genova, Ancona e Napoli e su fino a Torino e Milano. Ma anche fuori dalle porte patrie, in Francia (a Parigi) e in Normandia. Proprio nella città della Mole Antonelliana due vigili zelanti hanno multato con 140 euro il suo lavoro per «utilizzo improprio dell’arredo urbano».

La contestazione non è avvenuta neanche dal vivo, ma dopo un’indagine con la polizia postale. Un’associazione culturale torinese gli ha pagato la multa e la sua storia è finita niente meno che su un testo tedesco sulla libertà di espressione.

«Non faccio nulla di male, affiggo le mie rime di giorno, davanti a tutti e, a chi mi chiede, spiego sempre», racconta Andrea. «La Poesia errante è “semplicemente” poesia», riferisce, «è un’esperienza, è uno squarcio nel tempo. La sua missione è restituire la dimensione poetica agli oggetti e alle nostre azioni quotidiane. Non che non ce l’abbiamo ma, semplicemente, non siamo più abituati a vederla».

Segue il corso dell’ispirazione e del cuore, ma non lascia nulla al caso: «Ad oggi le fermate sono 17 – sottolinea – tante quanti gli anni che guido il bus. Sto lavorando anche su un nuovo progetto: “Consigli per gli altruisti”».

A guardare la sua pagina Facebook la sorpresa della poesia piace, piace così tanto che i sorrisi e i ringraziamenti non si contano. Anche in città ne stanno parlano in tanti e, tutti, con spiccata curiosità e voglia di saperne di più.
 

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