Colli Euganei, ogni sera a salvare rospi: «Ma è una strage assurda»

Decine di volontari sulle strade per tutelare la migrazione degli anfibi. Migliaia di esemplari trasportati, ma tantissimi finiscono schiacciati dalle auto

TORREGLIA. In fondo al rettilineo di via Volti i fari annunciano l’arrivo dell’auto. Nel cono di luce che illumina l’asfalto risalta la sagoma di tre coppie di rospi al centro della strada. Barbara, volontaria esperta, si lancia sulla prima e la raccoglie al volo, l’auto rallenta e altre due volontarie completano la missione di salvataggio. Tutti al sicuro, nei secchi. Ma la tregua dura pochissimo perché il traffico è intenso e veloce, in barba ai 30 orari, su questa strada che collega Torreglia a Montegrotto.

Altri rospi comuni (i Bufo bufo), a centinaia, appena usciti dal letargo, migrano verso l’acqua dei laghetti dove le femmine depositeranno le uova e i maschi le feconderanno. Ma in mancanza di attraversamenti protetti e con le auto lanciate ad alta velocità, il loro viaggio diventa una mattanza.

A centinaia finiscono schiacciati - i resti sull’asfalto non si contano - e solo il lavoro instancabile dei volontari consente di far sopravvivere rospi e rane di Lataste (a rischio estinzione) e diamantini, tutte specie protette e sempre più rare che popolano i Colli e li rendono ancora più ricchi dal punto di vista naturalistico.



La migrazione è in pieno svolgimento in queste serate che annunciano la primavera. Dopo la falsa partenza di inizio febbraio, è arrivato Burian e tutto si era fermato. Ma ora che la temperatura sale sopra gli 8 gradi, e meglio ancora se piove, gli anfibi si muovono verso l’acqua.

Le femmine, più grosse e piene di uova, portano sul dorso i maschi, quasi sempre uno, ma a volte anche due. E queste buffe coppie, lente e impacciate, non trovano ostacoli sul loro percorso, perché le reti posizionate (male) dall’Ente Parco a bordo strada hanno tanti varchi aperti. Così solo l’intervento dei volontari riduce i numeri della strage.

A decine, organizzandosi con gruppi whatsapp e via email, si radunano dalle 18.30 fino a notte nei punti di attraversamento per raccogliere gli anfibi nei secchi e trasportarli al sicuro dall’altra parte dell’asfalto. Oppure per intercettare il “traffico” di ritorno, perché dopo tre o quattro giorni di permanenza vicino all’acqua, gli anfibi tornano indietro, non più in coppia e più agili, ma sempre esposti al rischio di finire schiacciati.

Sotto la luna, con il sottofondo del canto degli allocchi e del gracidare dei rospi maschi, l’esercizio di salvare gli anfibi ripaga il sacrificio di una serata e la fatica di cento inchini. Ma c’è anche rabbia per quello che si potrebbe fare, senza molta fatica, e non si fa. E per le conseguenze tangibili del disinteresse delle istituzioni, Ente Parco in primis, ma anche i Comuni. In diverse aree, per esempio tra Cinto e Valle San Giorgio, dove fino a pochi anni fa gli anfibi si muovevano a migliaia, oggi i volontari censiscono poche coppie salvate ogni sera, segno che le popolazioni si stanno estinguendo.

In via Gloria e in via Circuito Monterosso, altro importante sito di riproduzione, i report danno conto di decine di esemplari salvati. Ma i volontari denunciano: «I fossi a valle sono vuoti, non c’è acqua, soltanto calcinacci».

Due o tre anni fa, una volta emerso il problema, qualcuno aveva rimediato, riempiendo i fossi con un’autocisterna. «Bisogna fare così anche quest’anno», chiedono i volontari, ed è un appello che richiede un intervento immediato, perché l’emergenza è adesso.

Ci sono serate, come quella di martedì scorso, in cui un manipolo di volontari basta per salvare oltre mille rospi. Anche mercoledì, con una decina di persone in campo, se ne sono salvati a centinaia.

L’anno scorso il censimento finale parlava di oltre settemila anfibi portati in salvo. «Ma basterebbe chiudere il traffico e limitarlo ai soli residenti, per un paio di settimane», insistono i volontari, «per salvarne tanti di più». Certo, il sogno sarebbe quello di avere i sottopassi dedicati, i rospo-dotti, ma fatti bene, non come quelli della Sp21, che nessun anfibio ha mai utilizzato.

Nell’attesa che qualcosa di buono succeda, i volontari continuano a organizzarsi in turni. Venti siti da presidiare: due a Torreglia, sei a Teolo, tre a Rovolon, uno ad Arquà, uno a Lozzo, uno a Baone, due a Galzignano, tre a Treponti e uno a Cinto. Secchi in mano, torcia in fronte e occhi aperti. Si salva una specie e un piccolo pezzo di mondo che rischiano di scomparire.
 

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