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Chiara, il basket e la vita «Scuola di indipendenza»

Coltri, rimasta in carrozzina a 15 anni, tra i protagonisti di Back2Basket in Prato «Grazie a questo sport ho scoperto che potevo essere ancora autonoma»

PADOVA. Il basket in carrozzina come mezzo per scoprirsi ancora autonomi e indipendenti. È questa la storia di Chiara Coltri, capitano del Cus Padova e della Nazionale femminile, che Back2Basket porterà in Prato della Valle nel weekend lungo del 15-16-17 giugno. Una storia che parla di vita prima ancora che di sport.

Il B2B, organizzato da Andrea De Nicolao e Max Franz, ha confermato anche quest’anno la presenza delle demo-partite di baskin e basket in carrozzina, rappresentato in quest’ulti ...

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PADOVA. Il basket in carrozzina come mezzo per scoprirsi ancora autonomi e indipendenti. È questa la storia di Chiara Coltri, capitano del Cus Padova e della Nazionale femminile, che Back2Basket porterà in Prato della Valle nel weekend lungo del 15-16-17 giugno. Una storia che parla di vita prima ancora che di sport.

Il B2B, organizzato da Andrea De Nicolao e Max Franz, ha confermato anche quest’anno la presenza delle demo-partite di baskin e basket in carrozzina, rappresentato in quest’ultimo caso da Padova Millennium Basket e Cus Padova Antenore Energia. L’inclusione è al centro di una manifestazione totalizzante, in cui si intersecano le storie belle di B2B. La prima, come detto, è quella di Chiara che al suo ruolo in campo aggiunge quelli di vicepresidente della Federazione italiana pallacanestro in carrozzina e di consigliere del comitato paralimpico nazionale presieduto da Luca Pancalli. Originaria di Caprino Veronese, dove è nata il 25 dicembre 1987, studia Scienze politiche all’Università di Padova, ma è ormai diventata il simbolo del movimento cestistico in carrozzina e in senso lato degli atleti paralimpici.

La sua vicenda è nota. Un incidente stradale a 15 anni le ha tolto l’uso delle gambe, ma non la voglia di vivere. Chiara ha conseguito un brevetto di volo, è andata al poligono di tiro, si è messa a giocare a basket in carrozzina. E pure bene. «Dopo l’incidente, la mia vita è stata stravolta. Quando però ho scoperto la pallacanestro in carrozzina, ho capito anche che potevo essere ancora autonoma e indipendente. Ho iniziato a spostarmi per le trasferte assieme alla squadra. Vedendo i miei compagni, compresi che ciò che facevano loro riuscivo a farlo anch’io. Ho potuto confrontarmi e consigliarmi con loro. Mi si è aperto un mondo».

Cosa le piace più della pallacanestro in carrozzina?

«Mi diverte perché è uno sport di squadra. Mi sono “innamorata” prima di tutto dell’idea di gruppo, che si riscontra sia dentro che fuori dal campo. Ognuno è chiamato a fare la sua parte e deve pensare a rendersi utile per gli altri per un obiettivo comune».

Al B2B, il sistema valoriale di riferimento è basato su cinque pilastri: costanza, miglioramento, rispetto, lavoro di squadra e talento. Il suo sport, quali valori veicola?

«Lealtà, altruismo e fiducia, che poi al Cus è anche l’urlo, che ci dà la carica prima di entrare in campo».

Lei che giocatrice è?

«Sono una strategica: dove non arrivo con il corpo, uso la testa».

Di cosa ha bisogno il basket in carrozzina per ottenere maggiore visibilità?

«Abbiamo mosso grandi passi avanti, ma servono probabilmente dei giocatori simbolo. Bisogna poi far combaciare il tutto con i risultati. Abbiamo la necessità di allargare la base di reclutamento degli atleti con disabilità. Si fatica ancora a convincere ragazzi e ragazze a uscire di casa per praticare la pallacanestro in carrozzina. All’inizio è difficile, perché è uno sport duro, di contatto. Poi, però, ti si apre il mondo di cui dicevo poco fa».

Il B2B può essere la vetrina giusta per promuovere questo sport?

«Prato della Valle è una cornice bellissima. Grazie alla sensibilità di Max e “Denik”, l’anno scorso ne è nata un’esperienza proficua. Speriamo che possa invogliare anche i giovani con disabilità ad approcciare alla disciplina e che il B2B si possa ripetere per i prossimi 30 anni».

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