Una svolta verde per l’Arcella «Ci servono trecento alberi»

Fazzoletti di verde, qua e là. All’Arcella si possono contare, visto che le opere di urbanizzazione costruite negli ultimi quindici anni si sono mangiati, una dopo l’altra, molte aree verdi che...

Fazzoletti di verde, qua e là. All’Arcella si possono contare, visto che le opere di urbanizzazione costruite negli ultimi quindici anni si sono mangiati, una dopo l’altra, molte aree verdi che davano ossigeno al quartiere. Oggi ci sono cifre allarmanti, che impongono una riflessione sugli equilibri tra cemento e ambiente urbano, in quello che è il rione più densamente popolato di tutta la città.

Quelli del comitato “Vivere bene a San Bellino” hanno contato le auto, per esempio. «Ne passano mille ogni due ore», racconta Antonio Huaroto, architetto argentino che fa da portavoce al gruppo. «E abbiamo 5.840 abitanti per chilometro quadrato, 38 mila in tutto. E sa qual è il rumore medio? L’abbiamo misurato, sono 38 decibel. C’è un quadrilatero di traffico, rumore e smog che non ci fa vivere bene».


La soluzione non è esattamente a portata di mano. Ma di sicuro un po’ di verde aiuterebbe a dare ossigeno, ad assorbire acqua piovana, ad attenuare il caldo estivo, a dare luoghi di incontro. Il comitato ha individuato una serie di aree “residuali” - avanzi di urbanizzazione e di edificazione - che si potrebbero destinare alla piantumazione di alberi. «In questo modo», prosegue Huaroto, «si compenserebbe tutto quel verde che negli ultimi quindici anni è stato sacrificato per l’Arco di Giano, per il tram, per i ponti». Come il ponte Sarpi, ai piedi del quale, verso corso Tre Venezie, restano 1.500 metri quadrati che si possono destinare al verde, con risparmi facilio da immaginare per il Comune che deve invece sfalciare più volte quell’area durante l’estate. Poi c’è la rotonda dell’Arco di Giano, ai margini della quale si possono piantare alberi da frutto. C’è un campetto in via Vianello, che nel piano urbanistico è individuato come area per perequazione ma che almeno nella sua parte marginale potrebbe essere occupata con alberi. E c’è la rotonda di Pontevigodarzere che da dieci anni attende un po’ di alberi intorno, ce ne starebbero almeno 50. «Il nostro progetto di Corridoio verde», spiega Huaroto, «dovrebbe collegare le scuole (Leopardi, Briosco, Enaip), i centri di aggregazione (Patronato San Bellino e di San Filippo Neri), il supermercatio Alì di via Induno, gli impianti sportivi, attraverso un percorso integrato, ricavato da spazi verdi già esistenti che da via Antonio da Murano, via Zize e via Induno confluiscono al parco Morandi per un totale di circa milletrecento metri in linea d’aria. Negli anni abbiamo perso più di 300 alberi e 300 si possono ripiantare», conclude Huaroto. «Avremmo enormi benefici per l’aria e per il clima del quartiere. Con un investimento non certo impossibile per il Comune».(cric)

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