I cinghiali euganei fanno gola ai cacciatori di tutto il Veneto

La maggior parte dei 139 partecipanti al corso per selecontrollori arriva da fuori provincia  Potranno affiancare le autorità nella cattura. Pronta a imbracciare il fucile anche una donna di Teolo

ESTE. I cinghiali dei Colli Euganei? Fanno gola ai cacciatori, ma soprattutto a quelli che vivono al di fuori dei confini del Parco. A dirlo sono i numeri: su 139 richieste di iscrizione al corso per selecontrollori – cittadini semplici (con porto d’armi) che, una volta formati, potranno affiancare autorità e personale del Parco nella caccia ai cinghiali – solo 32 arrivano dal territorio del Parco.

Il corso è cominciato il 19 febbraio e terminerà il prossimo 2 marzo: le lezioni – undici in tutto - si stanno tenendo nell’auditorium di Galzignano Terme. Il Parco ha aperto questo percorso di formazione a 100 persone, ma le richieste sono state molte di più: 161. Una selezione ne ha escluse 22 (perlopiù per carenza di documentazione), mentre per le 39 rimaste fuori verrà organizzato un secondo corso. La precedenza è andata ai residenti del Parco Colli, come previsto dal bando, che però sono stati ben pochi rispetto al totale: 32 in tutto, di cui metà provenienti da Monselice, Este e Baone. Tra questi spicca anche l’unica donna ammessa al corso, una residente di Villa di Teolo. C’è da dire che alcuni residenti hanno già partecipato a corsi organizzati in passato.


Gli altri 68 iscritti ammessi a questo primo corso arrivano invece dalla provincia patavina extra-Parco, anche da zone molto distanti dal Parco Colli come Vescovana e Piove di Sacco, Piazzola sul Brenta o Campodarsego, Codevigo e Padova città.

Stupisce poi il folto numero di cacciatori che sono residenti fuori dai confini padovani e che parteciperanno alla seconda tranche di lezioni: arrivano dalle zone veneziane di Spinea, Pianiga e Gruaro, ma anche dalle aree del Polesine come Salara, Stienta e Fratta Polesine, da Verona città e dalla provincia scaligera come Legnago, dalla trevigiana Zero Branco o dal capoluogo Treviso, giusto per citare alcune località ben rappresentate.

Il corso è gratuito, a eccezione delle spese per le prove di tiro che sono a carico di ciascun partecipante. Oltre che per la gratuità del corso e per la possibilità di coltivare poi una passione sul campo (o meglio, tra i boschi), l’abilitazione alla qualifica di selecontrollori permetterà a questi cacciatori di portarsi a casa anche della pregiata carne di cinghiale: ciascun selecontrollore può infatti entrare in possesso di un capo all’anno per autoconsumo, con alcuni benefit aggiuntivi.

Per i primi tre capi di sesso femminile abbattuti nella classe sociale dei “rossi”, il selecontrollore otterrà un ulteriore soggetto. E ancora, ogni cinque capi abbattuti dello stesso tipo potrà accaparrarsene un altro, per un massimo di 150 chili di carne. Il cinghiale abbattuto, in base al regolamento del Parco, potrà essere ceduto anche al proprietario del fondo sul quale viene svolta l’attività di abbattimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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