La memoria è un presidio di umanità contro l’indifferenza

Chiunque entrerà nella Chiesa dell’Immacolata al Portello oggi alle 11, potrà sentire risuonare, a un certo punto, i nomi delle persone povere della strada che hanno perso la vita in questi anni a...

Chiunque entrerà nella Chiesa dell’Immacolata al Portello oggi alle 11, potrà sentire risuonare, a un certo punto, i nomi delle persone povere della strada che hanno perso la vita in questi anni a Padova. Per ogni nome sarà accesa una candela. È una tradizione, per la Comunità di Sant’Egidio, che si ripete in città da quindici anni dopo che, in un solo inverno, morirono tre ragazzi di freddo e di solitudine, Nemri, Matiri e Sai. Insieme a loro ricorderemo Ciro, noto a tutti per la sua generosità, che visse a lungo in un giaciglio all’Arcella; Barbara, così bella e sfortunata, che morì d’estate in un incidente assurdo; Arianna, con i suoi fluenti capelli rossi; Salvatore, detto “il lupo”, che in stazione era ben voluto da tutti. E poi Alessio, Caio, Mauro, Fon. Sono solo alcuni dei nomi delle persone che abbiamo conosciuto. Con molti di loro siamo stati amici: penso a Sante, uno dei clochard più conosciuti a Padova, una vita in strada, che ci ha lasciato quest’anno. È stato male, si trovava in ospedale. Gli ultimi giorni – quando è stato chiaro che si stava spegnendo – in tanti sono andati a salutarlo: non soltanto chi lo aveva aiutato ma anche tanti che avevano condiviso le difficoltà della vita di strada. Non è morto da solo: un amico di Sant’Egidio era accanto a lui a vegliarlo in quel momento.

Non dimenticare nessuno: la memoria è una grande consolazione per chi vive “invisibile”, perché solo e povero. Ma è anche un presidio di umanità, in un tempo in cui si continua a morire per strada anche nella nostra regione, per l’indifferenza se non addirittura per la violenza di altri uomini. Attorno alla memoria delle persone senza dimora è cresciuto negli anni un movimento di solidarietà, che ha coinvolto tante persone, tra cui numerosi giovani, che la sera visitano la stazione e gli altri luoghi dove vivono i poveri della strada, portando cibo, bevande calde e coperte. Molto si è fatto a Padova per migliorare le condizioni di vita delle persone senza dimora. Si è rafforzata la rete di sostegno, soprattutto durante il periodo invernale, che vede coinvolti diversi soggetti e realtà padovane. Senza tutto ciò le vittime sarebbero state certamente di più. Eppure ogni nuovo nome che si aggiunge alle morti rimane una ferita. Occorre rimanere vigili con le persone più fragili. Fare memoria significa allora questo: spendersi nell’amicizia e nell’aiuto concreto.


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