Mafioso vuole l’indulto ma la Cassazione stoppa

Gaetano Trainito, pluriomicida, era evaso dal Due Palazzi e poi arrestato in Belgio Non aveva ottenuto dai giudici padovani l’estinzione della pena come chiesto

Professione: sicario. Caratteristiche personali: mafioso. Tra le prodezze da segnalare: un’evasione dal carcere di Padova. Eppure Gaetano Trainito, 54 anni, soprannominato “Tanu occhiu di vitru” e considerato un killer della “Stidda” di Niscemi il suo paese natale – sulle spalle l’accusa di essere autore di 14 omicidi anche se nutrite sono già le condanne definitive accumulate pure per omicidio e associazione mafiosa – non ha esitato a rivolgersi alla Corte di Cassazione impugnando un’ordinanza della magistratura padovana. Il motivo? Il 31 marzo dell’anno scorso il tribunale di Padova (in funzione di giudice dell’esecuzione) aveva bocciato la sua richiesta di beneficiare dell’indulto. Indulto di cui reclamava l’applicazione per una riduzione del cumulo delle pene: si tratta, infatti, di un provvedimento grazie al quale viene estinta (in tutto o in parte) la pena principale, pena che è condonata oppure commutata in altra pena.

Trainito non si rassegna a quel diniego. E impugna l’ordinanza davanti alla Cassazione. Ma quest’ultima risponde “picche”. E ricorda a Trainito che ha sbagliato indirizzo: non doveva fare ricorso ma solo un’opposizione. E il destinatario era sempre il tribunale di Padova. Da qui la decisione: «... qualificando il ricorso come opposizione, (la Cassazione) dispone la trasmissione degli atti al tribunale di Padova per la decisione» si legge nella pronuncia.


Trainito era evaso dal carcere di Padova l’11 novembre 2011 avendo ottenuto dalla magistratura un permesso per partecipare ai funerali della madre. Dopo la cerimonia si era eclissato, facendo perdere le proprie tracce. Tre mesi più tardi l’arresto in Belgio dove stava trascorrendo la latitanza. A fermarlo l’Interpool e gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta che lo ammanettano mentre sta sorseggiando una birra nel bar “Centro culturale italiano” in Rue Théodore Cuitte 11, a Liegi in Belgio: aveva affittato una casa vicino alla residenza della moglie e dei figli. L’ordine di cattura era stato disposto dal pm padovano Benedetto Roberti. A incastrarlo alcune telefonate (intercettate) ai parenti in Sicilia.

Ma non era l’ultima e definitiva destinazione il Belgio: stava organizzando il suo trasferimento in Germania, rifugio più sicuro.

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