Cinquemila proposte dai ragazzi per rinnovare la chiesa padovana

Il vescovo Cipolla tira le somme del Sinodo dei giovani voluto per combattere torpore spirituale e crisi delle vocazioni: «Dobbiamo ripartire dal basso e avere il coraggio di sostenere le nostre idee»

Sono più di cinquemila le proposte che arrivano dai ragazzi padovani attivamente coinvolti nel Sinodo dei giovani, lanciato dal vescovo Claudio Cipolla in occasione della Giornata mondiale della gioventù a Cracovia: voleva essere un modo per risvegliare una chiesa un po’ stanca e sempre meno affollata, interrogando quella parte di comunità più carica di freschezza ed entusiasmo. E i giovani hanno risposto in moltissimi, con oltre cinquecento gruppi di lavoro. «Hanno accettato di confrontarsi con noi in più di cinquemila, e ci hanno consegnato altrettante schede che raccolgono le loro idee per la chiesa che vorrebbero. Dai giovani abbiamo visto nascere, in questo periodo, stimoli e idee che ci provocano: ma sono provocazioni positive, perché ci permettono di crescere». Il vescovo è intervenuto ieri, alla sala Collegio Sacro del Museo Diocesano, in occasione dell’evento per i 110 anni della Difesa del Popolo. Un ricorrenza che il settimanale ha voluto festeggiare in grande, con una mattinata di interventi a cui hanno partecipato il direttore Guglielmo Frezza, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e il vescovo. Cipolla si è soffermato, senza ipocrisia, soprattutto sulle difficoltà che stanno affrontando la chiesa e i suoi fedeli: da un lato il torpore spirituale, che ha spinto il vescovo ad inaugurare il Sinodo dei giovani, dall’altro la crisi delle vocazioni, che sta svuotando le canoniche. Ma non le comunità: «Dobbiamo ripartire dal basso» dice Cipolla «e dalla capillarità: le parrocchie più piccole e lontane sono le più sofferenti, vanno sostenute con lo spirito di comunità. Perché la comunità dei fedeli esiste a prescindere, anche se non c’è un parroco». E tra i fedeli, ricorda il vescovo, ci sono anche «tanti operatori della comunicazione, che forse nel proprio lavoro si sentono abbandonati, non seguiti, non serviti. Ho l’impressione che nel proprio impegno quotidiano, nelle scelte etiche che comporta, siano soli. So che a volte scendono a compromesso con le leggi del mercato, per richiamare l’attenzione. Ma i compromessi sono inevitabili, ecco perché è importante dialogare insieme. Penso che ci sia grande spazio nel rapporto tra chiesa e stampa» conclude il vescovo Claudio «però bisogna che la chiesa si senta tale, e che i suoi rappresentanti si facciano portavoce. Devono avere il coraggio di dire “io faccio parte della chiesa”, senza vergogna. Non è più tempo di vergognarsi, nel dirlo. È tempo di accettare umilmente le fatiche delle nostre comunità, ed anche di poterne parlare, perché ne facciamo parte. L’essere minoranza diventa dispersione, vanificazione, dileguamento della chiesa solo se noi non riconosciamo, nel segno della fede, di far parte di quella minoranza».

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