Treno dei pendolari soppresso L’ira dei 400 rimasti a piedi

CITTADELLA. A Milano deraglia un treno pieno di pendolari, il Comitato Apples lancia un appello: «Servono nuovi treni e un potenziamento strutturale della linea Bassano-Padova: finora la Regione...

CITTADELLA. A Milano deraglia un treno pieno di pendolari, il Comitato Apples lancia un appello: «Servono nuovi treni e un potenziamento strutturale della linea Bassano-Padova: finora la Regione Veneto si è limitata ad annunci ancora in gran parte da verificare sulla realtà dei fatti». A dirlo è il portavoce Stefano Miotti, che sottolinea come ieri mattina sia stato «cancellato il treno 5917 delle 6. 36 da Bassano a Padova alle 7. 40 con un grande disagio per gli oltre 400 tra studenti e lavoratori pendolari giornalieri di questo convoglio. Secondo quanto pubblicato dal rapporto “Pendolaria 2017” di Legambiente del 17 gennaio, la situazione sulla linea Bassano-Padova resta molto fragile sia per i possibili guasti ai treni che spesso hanno più di 30 anni, che per i limiti strutturali della linea per cui, in caso di ritardo di un treno, disagi e ritardi per pendolari e automobilisti dell’Alta si possono trascinare per diverso tempo». Per quanto riguarda la linea da Padova a Treviso, rispetto all’introduzione dell’orario cadenzato nel dicembre 2013, «vi è stata in media una riduzione del 40% delle corse: da 10 coppie di treni al giorno siamo passati nel tempo a 6 coppie», osserva Miotti, «Quindi vi è stata una netta riduzione del servizio. In merito alla linea Padova-Belluno, non è stata ancora accolta la nostra richiesta di ripristinare l’unità della linea: per collegare due capoluoghi di provincia è necessario cambiare a Montebelluna, sperando che tutto fili liscio». Il rapporto “Pendolaria 2017” fotografa una situazione del trasporto ferroviario pendolare veneto arrancante e indebolito: «La linea Verona-Rovigo è stata classificata la quarta peggiore d’Italia, le risorse regionali venete restano più basse della media nazionale, un pesante calo di passeggeri rispetto al 2016 . I numeri sono più eloquenti di tante promesse», conclude Miotti. (s. b.)

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