Sfilava indossando la divisa degli Schiavoni

Faceva parte del gruppo Pasque Veronesi che ricorda la resistenza della Serenissima ai francesi

PIOVE DI SACCO. «Era sempre presente, e nel momento delle rievocazioni vestiva la divisa degli Schiavoni, il reggimento veneziano che si oppose a Napoleone nel corso delle Pasque Veronesi». Alberto Montagner, presidente dell’associazione culturale Raixe Venete, era legato a Matteo Marcolin: «Fino all’ultimo abbiamo sperato non fosse lui». Anche se la notizia che avrebbe approfittato della bella giornata per una passeggiata in montagna era rimbalzata nel gruppo di Raixe Venete, una realtà che ogni anno, a settembre, anima la festa dei Veneti a Cittadella. «La notizia della scomparsa così improvvisa di Matteo ci ha davvero lasciato senza parole. Alcuni di noi sapevano che era partito per andare in montagna e che si era preparato lo zaino, conoscevamo questa sua passione, ma quando ci hanno informato non volevamo credere che fosse lui». Matteo Marcolin era orgoglioso delle sue radici, dei fasti della Serenissima, e amava indossare la divisa di soldato del XVIII secolo. «Era un simpatizzante di Raixe Venete», aggiunge Montagner, e «faceva parte del gruppo Pasque Veronesi, secondo reggimento degli Schiavoni Medin». Gli Schiavoni erano i soldati della Repubblica di Venezia in prima linea contro le truppe di occupazione guidate da Bonaparte quando Verona, fra il 17 e il 25 aprile del 1797, insorse contro i francesi. Una insurrezione repressa nel sangue da 15 mila soldati d’Oltralpe. Il Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi propone, ogni anno, in Piazza Bra nella città scaligera rievocazioni degli scontri fra gli Schiavoni veneziani, la Guardia Nobile di Verona, i veronesi e l’esercito napoleonico. Ed a queste celebrazioni Marcolin partecipava con passione, insieme al suo reggimento. «Matteo era presente ai nostri eventi, ai convegni culturali, in divisa partecipava regolarmente anche alla manifestazione di settembre a Cittadella dedicata alla festa dei Veneti. «C’era sempre», sottolinea il presidente, «con discrezione e serietà, era di poche parole, ma curioso: chiedeva informazioni, si interessava di tutto, acquistava i libri che gli consentivano di approfondire e le sue domande erano sempre calzanti, intelligenti. Si è avvicinato ai gruppi mosso da un autentico interesse culturale, storico, e non faceva mai mancare il suo ringraziamento per l’impegno che mettiamo nelle nostre iniziative. Una presenza importante, davvero», conclude Montagner.

Silvia Bergamin


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