L’influenza sotto l’albero: tremila i padovani a letto

L’incidenza più consistente si registra nella fascia infantile da zero a quattro anni. Gottardello (Ulss): «Prevediamo un contagio diffuso alla riapertura delle scuole»

PADOVA. Boom di casi di influenza sotto l’albero. Nella settimana di Natale il virus stagionale ha messo a letto circa 3 mila padovani e, complessivamente, 14 mila veneti. A differenza del resto d’Italia, però, l’influenza si sta propagando in sordina sul nostro territorio.

Nella settimana che va dal 18 al 24 dicembre, il primo Rapporto epidemiologico sull’andamento della stagione influenzale rivela un’incidenza media regionale di 2, 87 casi per mille assistiti, molto più bassa di quella nazionale, già arrivata al 6, 39 per mille. Il bollettino è stato diffuso dalla Direzione regionale prevenzione, elaborando i dati trasmessi da una rete di 104 medici “sentinella” operanti in tutte le Ulss. In Veneto le persone già colpite dal virus dall’inizio della sua diffusione sono in totale 44. 600. Rispetto al resto del Paese, secondo i dati finora disponibili, il tasso regionale risulta decisamente inferiore a quello nazionale. Attualmente si stima che siano circa un milione e quattrocento mila gli italiani colpiti dall’inizio della sorveglianza in Italia.



«Siamo ormai entrati nel periodo epidemico», spiega la dottoressa Lorena Gottardello, dirigente medico del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Ulss 6 Euganea, «nonostante l’incidenza sia ancora bassa, ci aspettiamo un importante aumento in occasione della riapertura delle scuole tra una decina di giorni circa. Il contagio tende a diffondersi prima di tutto tra bambini molto piccoli, da 0 a 4 anni, perché non sono ancora venuti a contatto con i vari virus influenzali presenti nell’ambiente. I bimbi non hanno la cosiddetta “memoria immunologica”: la squadra di anticorpi in grado di rispondere prontamente a tutte le aggressioni esterne». Osservando i tassi d’incidenza per classi d’età, per la fascia dei bambini (0-4 anni) in queste ultime settimane si è registrato un continuo e consistente aumento, arrivando a 3,66 bambini ogni 1000 (a livello nazionale tale tasso è superiore e si attesta a 18,91). La seconda fascia pediatrica (5-14 anni) ha registrato un tasso di notifica quasi sestuplo rispetto a quello della settimana precedente con 5, 91 casi ogni 1000 (a livello nazionale 12, 65). Le classi di età centrali sono state soggette ad un incremento più contenuto negli ultimi sette giorni, con un valore complessivo di 3, 95 casi ogni 1000 (15-64 anni, maggiormente in linea con il livello nazionale 5, 43). La fascia degli anziani (65+) registra anch’essa un aumento arrivando ad un tasso d’incidenza di 1, 37 casi ogni 1000 abitanti. Ad oggi, fortunatamente, non sono ancora giunte segnalazioni di forme gravi e complicate di influenza.

«Ormai è tardi per vaccinarsi», conclude la dottoressa Gottardello, «la sindrome influenzale si manifesta con febbre elevata superiore a 38/39 gradi, raffreddore, congiuntivite, tosse e malessere. Quando si manifestano i primi sintomi è bene rimanere a casa per almeno quattro giorni. I motivi sono molteplici: si recuperano le forze, si evita di andare incontro a complicazioni più gravi e soprattutto non si contagiano gli altri. Se la febbre è elevata, è giusto assumere i tradizionali farmaci anti-piretici. Ma attenzione alle cure antibiotiche inutili e dannose. L’antibiotico combatte i batteri, ma non è efficace sui virus. E l’influenza è un virus. Se la situazione si aggrava e si presentano sovra-infezioni (una polmonite, ad esempio) bisogna rivolgersi al proprio medico. L’influenza infatti debilita le difese immunitarie e può spalancare le porte ai batteri».
 

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