Isabella: per la giustizia morte non “certificata”

L’impiegata è stata uccisa: lo conferma la sentenza che condanna a 30 anni i fratelli Sorgato. Ma per estinguere un processo in cui è imputata, non basta

Quando un imputato muore, muore anche il processo: si estingue il reato perché la responsabilità penale è personale. Ma se il corpo non c’è, la sentenza del giudice che riconosce la nuova situazione va pronunciata sulla base di un documento inattaccabile, come un certificato di morte presunta. Certificato che manca nel procedimento giudiziario a carico di Isabella Noventa l’impiegata di Albignasego, tragica protagonista di un “giallo” che ha sconvolto l’Italia, dalla notte in cui è stata inghiottita nel nulla tra il 15 e il 16 gennaio 2016. Sparita. Anzi uccisa secondo quanto risulta da una sentenza di primo grado che, a giugno, ha condannato a 30 anni di carcere i fratelli Freddy e Debora Sorgato e a 16 anni e 10 mesi la complice Manuela Cacco per omicidio premeditato e per soppressione di cadavere. Isabella era finita sotto inchiesta per concorso nell’esercizio abusivo della professione odontoiatrica con il fratello Paolo, un diploma di meccanico e un’attività abusiva da dentista. Per lui il processo si è già concluso con la condanna a un anno e due mesi e al risarcimento di 20 mila euro all’Ordine degli odontoiatri. Era stata stralciata la posizione della sorella Isabella in quanto scomparsa. Ora per la giustizia è stata assassinata. Ma non essendo ancora definitiva la sentenza che “certifica” il suo omicidio, al giudice serve una certificazione che renda legittima la pronuncia di “non doversi procedere per estinzione del reato in seguito a morte del reo”. Così il processo a suo carico è stato rinviato al 27 febbraio in attesa della certificazione.

Video del giorno

A Gardaland apre Jumanji la nuova attrazione che fa l'occhio all'archeologia. L'anteprima

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi