All’Ikea dilaga il part-time scatta la mobilitazione

Contratto a tempo determinato per 7 dipendenti su 10: raccolta firme e presìdi Contestata pure la decisione dell’azienda svedese di tenere aperto il 26 dicembre

PADOVA. In coincidenza con le prossime festività natalizie, il sindacato di categoria Uiltucs-Uil lancia, a livello nazionale, la vertenza, denominata Cambia Ikea, che sarà coordinata dalla sindacalista padovana Ivana Veronese, esponente della segreteria nazionale della Uil-Commercio. La campagna sindacale avrà effetti abbastanza risonanti proprio tra i lavoratori dell’Ikea di San Lazzaro, aperta nel 2005 (ossia 12 anni fa), dove gli iscritti al sindacato guidato da Carmelo Barbagallo sono numerosi. Il sindacato ha già iniziato, sul proprio sito nazionale, una raccolta di firme rivolta ai clienti del colosso svedese dei mobili e, per cinque mesi consecutivi, organizzerà presidi, sia davanti alla sede di via Fracallanza che in centro ed una serie di volantinaggi in varie piazze della città. Il coordinatore locale della protesa sarà Fabio Paternicò. «Nei primi anni di apertura l’Ikea di Padova rappresentava tutta una famiglia», osserva il sindacalista della Uiltucs, «adesso è tutto cambiato. Il numero dei lavoratori che l’Ikea chiama co-workers è sceso da 450 a 350. Gli impegni dell’azienda di aumentare i full-time si sono rivelati promesse da marinaio. Tant’è che ancora oggi il tempo parziale di lavoro, che oscilla tra 24 e 30 ore settimanali, riguarda il 70% della forza lavoro, della quale il 65% è femminile. Il salario medio è compreso tra i 900 ed i 1. 200 euro, mentre in Svezia lo stipendio medio per un dipendente del commercio oscilla tra i 2500 e i 3000 euro. Abbiamo messo in atto la campagna Cambia Ikea perché le condizioni di lavoro non possono restare più quelle di oggi. Alle nostre motivazioni si aggiunge anche la scelta aziendale di tenere aperta la sede di Padova il 26 dicembre, mentre l’anno scorso i lavoratori sono rimasti a casa sia a Natale e Santo Stefano».

«La megazienda svedese si vantava di portare in Italia un modello produttivo, commerciale e culturale, che sarebbe dovuto andare incontro anche alle esigenze dei dipendenti», commenta Ivana Veronese. «Un modello innovativo che sarebbe dovuto diventare una ricchezza e un valore aggiunto unico rispetto alle altre aziende del settore. Oggi, invece, le relazioni sindacali sono state ridotte al minimo e le condizioni di lavoro, invece di migliorare, sono peggiorate».

Da parte loro i vertici dell’Ikea hanno, almeno per il momento, scelto di non commentare le decisioni di lotta della Uiltucs.

Felice Paduano

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