Sciopero alla Mita per la sicurezza

Rimane grave l’ex artigiano di Anguillara schiacciato dal materiale. Lunedì l’azienda incontrerà il personale

CONSELVE. Hanno scioperato per tutta la giornata di ieri i dipendenti della Zincheria Mita di Conselve, dopo l’infortunio che lasciato tra la vita e la morte Maurizio Beggio, 47enne precario e membro attivo della comunità di Anguillara dove vive assieme alla moglie e due figli. Lunedì è invece prevista un’assemblea durante la quale l’azienda del gruppo Bisol di Treviso spiegherà ai lavoratori quali saranno le novità che saranno introdotte nel prossimo futuro per incrementare la sicurezza dello stabilimento. Il gruppo Bisol non è nuovo a questo genere di incidenti: nel maggio dell’anno scorso, alla De Lucchi di Trezzano Rosa (Milano), è stato un ragazzo di 28 anni, Antonino Capuano anche lui precario, a perdere la vita in un incidente le cui modalità ricordano quelle che hanno lasciato il 47enne di Angullara in coma farmacologico, con fratture multiple e schiacciamenti che hanno interessato la clavicola e un braccio ma pure un polmone, il bacino e la testa. Un incidente che, secondo le ricostruzioni dei colleghi, sarebbe da ascrivere a un problema legato all’aggancio dei materiali metallici in fase di trasporto verso le vasche di zincatura. Una tragedia che avrebbe visto una serie di concause sfortunate, ma che ha messo sotto shock i 120 dipendenti dello stabilimento.

La vicenda di Maurizio Beggio ha colpito anche la comunità di Anguillara dove l’uomo è, fra le altre cose, volontario a supporto della locale società di calcio. Una storia di crisi, la sua: artigiano dell’edilizia che dopo anni di lavoro aveva visto ridurre drasticamente le possibilità di continuare in proprio fino a scegliere la via della fabbrica con contratti brevi e rinnovati a scadenza. «Una vicenda ancor più drammatica perché colpisce un lavoratore precario con una famiglia a carico» spiega Davide Crepaldi, segretario della Uilm di Padova e Rovigo «Un lavoratore che per necessità si stava inserendo in un settore a basso valore aggiunto, dove c’è poca innovazione tecnologica e molta spinta sui ritmi di lavoro. Un modello che contribuisce ulteriormente a creare elementi di rischio che si trasformano in tragedie inaccettabili». Ma sotto la lente è anche un sistema di controllo delle istituzioni largamente insufficiente. «I continui tagli agli istituti di controllo di fatto riducono ulteriormente tutele» dichiara Nicola Panarella, segretario della Fim Cisl di Padova e Rovigo. «Siamo preoccupati perché il fenomeno delle morti bianche e degli infortuni gravi rischia di aumentare ulteriormente».

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