Omicidio Isabella: "Dalla casa mancano i due sacchetti neri"

La perquisizione nella casa di Freddy Sorgato

Paolo Noventa, fratello della vittima: "Sono serviti per metterci il corpo di mia sorella"

PADOVA. Ore 9.40 del 23 febbraio 2016, otto giorni dopo l’omicidio di Isabella Noventa, la Squadra Mobile della polizia entra nella villetta di Freddy Sorgato. Gli agenti hanno capito che non si tratta di allontanamento volontario ma stanno indagando per omicidio. Entrano nella cucina di via Sabbioni a Noventa e nel filmato, che è disponibile sul nostro sito, si nota che la cucina è in perfetto ordine. Insolito per un single.

Nulla è fuori posto, persino all’interno del frigorifero, tutto è riposto alla perfezione. «Debora mi disse di pulire la cucina» racconta Manuela Cacco nell’interrogatorio «io l’ho fatto la notte stessa dell’omicidio dopo essere tornati dal Relax, sia il sabato sera assieme a Fredy. Preciso però che per me tracce non ce n’erano più ed io avevo la netta impressione di pulire sul pulito».

L’avvocato Gianmario Balduin che assiste i familiari di Isabella parla di una «cucina pulita in modo meticoloso dove tutto era in un ordine quasi sospetto, maniacale». È lo stesso giudice Tecla Cesaro che nella sentenza scrive: «Ritiene questo giudice che è acquisita la prova certa che l’omicidio, avvenuto nell’abitazione di Freddy Sorgato ha coinvolto tutti gli imputati, con ruoli diversi».

Gli agenti trovano vicino al vano della pattumiera un prodotto per pulire la cucina, l’agente guarda bene l’etichetta. Il sospetto è che il pavimento di quella cucina sia stato pulito per ore e ore con prodotti aggressivi in grado di far sparire ogni traccia della mattanza.

«Nel video si vedono bene i sacchetti neri per la spazzatura» aggiunge Paolo Noventa «Si tratta di una confezione da 18 e ne mancano due. Proprio quelli che sarebbero stati usati per infilare dentro mia sorella».

Il 22 giugno scorso arriva la sentenza relativa alla morte di Isabella. 30 anni di carcere per i fratelli-killer, il camionista Freddy Sorgato, 47 anni, e la sorella Debora, 46 anni; 16 anni e 10 mesi per l’ex complice, la tabaccaia di Camponogara Manuela Cacco, 54, perdutamente innamorata del primo, amica per la pelle della seconda, disposta a collaborare e a raccontare tutto pur di salvare se stessa dal rischio della pena massima.

Sostanzioso il risarcimento riconosciuto ai familiari di Isabella, in totale 800 mila euro come provvisionale (un anticipo) suddiviso in 500 mila alla mamma Ofelia Rampazzo, 300 mila al fratello Paolo Noventa

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