Fatture false, sequestrati 665 mila euro

Blitz della Finanza di Cittadella contro un imprenditore che aveva annotato operazioni inesistenti per oltre un milione

CITTADELLA. Fatture false per oltre un milione di euro, la Guardia di Finanza sequestra ad un imprenditore di Cittadella beni per oltre 665 mila euro. Il blitz dei finanzieri della città murata, guidati dal capitano Giuseppe Taverna, è scattato nei giorni scorsi. Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del tribunale di Padova, su richiesta della locale Procura della Repubblica, provvedendo a cautelare denaro, titoli, automobili e immobili, per un valore complessivo di oltre 650 mila euro, a un imprenditore locale, titolare di una ditta individuale che opera nel settore della realizzazione di capannoni industriali. Si tratta di un sessantenne residente a Cittadella, la cui azienda individuale ha sede nella frazione di Pozzetto, e che opera con la sua attività principalmente nelle province di Vicenza e Verona.

L’adozione della misura cautelare è arrivata a seguito di una serie di indagini e accertamenti, svolti dalla Compagnia di Cittadella e coordinati dalla Procura di Padova, durati oltre un anno e che hanno consentito di accertare come il cittadellese, nel periodo dal 2012 al 2016, avesse annotato fatture per operazioni inesistenti per una somma di 1.138.000 euro, che gli hanno consentito di risparmiare illecitamente, tra Iva e Irpef, ben 665 mila euro, valore – appunto – oggetto dell’eseguita misura cautelare reale in quanto “profitto” del reato. A finire nei guai è stato anche un complice del sessantenne: la denuncia penale è infatti scattata anche nei confronti dell’imprenditore che ha emesso le fatture false, la cui azienda ha sede nel Comune di Curtarolo.

In sostanza, il primo dei due si avvaleva delle fatture false per abbattere reddito e detrarre indebitamente la relativa Iva. Il nodo centrale di questo tipo di operazioni è però la restituzione delle somme (al netto del compenso per l’emettitore) pagate a saldo delle false fatture. Oltre alla classica restituzione per contanti, l’utilizzatore delle fatture false aveva orchestrato una serie di movimentazioni bancarie tracciate (bonifici, assegni, ricariche di carte prepagate) che prevedeva il coinvolgimento di terze persone, estranee alle compagini aziendali, ma legate ai titolari delle due ditte individuali da rapporti di parentela, amicizia e dipendenza lavorativa. Queste persone, poi, prelevavano il denaro e lo restituivano all’utilizzatore delle fatture false. Oltre ai due imprenditori sono stati segnalati alla Procura della Repubblica altre tre persone: sono accusate di concorso nei reati di emissione e utilizzo di fatture false; guai anche per un altro "complice", che dovrà rispondere del reato di riciclaggio. Le somme così sequestrate, in caso di condanna definitiva, saranno definitivamente confiscate a favore dello Stato.

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