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Quella pietra decorativa era un’architrave romana

Lo storico Paluan rinviene per caso a Carceri il reperto censito dall’Alessi Ritrovato anche il basamento della stele del centurione a Ospedaletto

CARCERI. Quando ha notato quella pietra sistemata come arredo a una festa, ha pensato ai racconti di famiglia e a quelle citazioni vecchie di due secoli e mezzo di Isidoro Alessi. È bastata qualche ricerca a Diego Paluan per non avere più dubbi: quel pezzo di pietra era del primo secolo dopo Cristo ed era stato dimenticato per anni nel magazzino dell’abbazia. Paluan, storica anima del museo contadino dell’abbazia di Carceri, ha scovato un pezzo di architrave – di un metro e venti per sessant ...

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CARCERI. Quando ha notato quella pietra sistemata come arredo a una festa, ha pensato ai racconti di famiglia e a quelle citazioni vecchie di due secoli e mezzo di Isidoro Alessi. È bastata qualche ricerca a Diego Paluan per non avere più dubbi: quel pezzo di pietra era del primo secolo dopo Cristo ed era stato dimenticato per anni nel magazzino dell’abbazia. Paluan, storica anima del museo contadino dell’abbazia di Carceri, ha scovato un pezzo di architrave – di un metro e venti per sessanta centimetri – che con ogni probabilità risale a duemila anni fa. La pietra romana, citata dallo storico e archeologo Isidoro Alessi, riporta il nome di “Lucio Allidio”, architetto romano. «Nonostante la citazione, quella pietra era andata “persa”» racconta Paluan «Era stata sistemata nel piccolo chiostro romanico dell’abbazia e poi, a inizio secolo, per paura che fosse rubata, dimenticata nel magazzino del chiostro maggiore. Qualche tempo fa, per allestire “Il giardino dei profumi” in abbazia, qualcuno ha recuperato quei pezzi ammassati in magazzino per creare degli arredi alla manifestazione. È lì che ho notato il pezzo di architrave, dove sono ancora visibili la lettera “l” e la scritta “allid”». Allidio dovrebbe essere stato l’architetto o il proprietario della villa romana da cui arriva quel pezzo di storia e che sarebbe stata costruita nel quartiere Sostegno di Este. Quelle pietre furono poi donate dagli Estensi ai titolari dell’abbazia per compiere alcuni restauri. Ora l’architrave sarà sottoposta allo studio della Soprintendenza.

Altra bella storia di archeologia nostrana è quella che ha visto protagonista in questi giorni il sindaco Giacomo Scapin di Ospedaletto Euganeo. Dopo 19 anni dal ritrovamento della cosiddetta stele del centurione Sesto Ennio – recuperata nel 1998 al Tresto, rubata e misteriosamente lasciata davanti al municipio nel 2001 – Scapin è riuscito a recuperare anche il plinto di fondazione e di ancoraggio che sembrava perduto per sempre. Dopo numerose ricerche e contatti con le persone che in quegli anni avevano partecipato alle operazioni di scavo, il sindaco è riuscito a scoprire dove era accatastata, ossia un magazzino dell’Estense. La pietra di fondazione è stata quindi stata trasportata in municipio, dove è già installata la stele del Centurione. Il sindaco contatterà il Museo Nazionale Atestino per aggiornare con il nuovo ritrovamento la scheda che contiene i dati del monumento del Centurione che, appunto, è attualmente in custodia al Comune.

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