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Web, l’abuso crea problemi a un adolescente su cinque

Il dato dall’incontro “A ritmo di touch”: infanzia, attenzione all’utilizzo di tablet e smartphone come “silenziatori”

Elvira Scigliano
1 minuto di lettura

PADOVA. Dall’America la provocazione di una psicologa: gli smartphone stanno distruggendo una generazione.

Da Padova dati che preoccupano: l’uso di internet causa problemi al 18% degli adolescenti (tra i 12 e i 18 anni).

Quasi uno su cinque, quindi, ha problemi relazionali, di ansia e di concentrazione che si riversano sul profitto scolastico. Inoltre l’8% gioca d’azzardo online dalla propria stanza.

I dati sono stati presentati dallo psicologo del Bo Alessio Vieno che, grazie ad un finanziamento di Fondazione Cariparo, ha partecipato a uno studio che ha coinvolto sette scuole superiori e tre medie tra Padova e Rovigo. Ragazzi accomunati da una diversa valutazione del tempo: meno disponibili a pazientare perché per gli adolescenti attesa significa immediatamente.

Ma il “problema” comincia nell’infanzia: «Se per un bambino di “ieri” guardare un cartone animato significava aspettare l’appuntamento televisivo», spiega Vieno, «per un bambino di “oggi” Peppa Pig è sempre disponibile, in qualsiasi momento, grazie alla tecnologia».

Smartphone e tablet usati da mamma e papà come «silenziatori», spiega l’esperto. «Una soluzione rapida che pretende di trasformare i nostri piccoli in adulti trofici: pretendiamo cioè che a 2-3 anni si comportino come adulti per un bisogno dei genitori».

Internet non è una “diagnosi”, può però diventare un problema quando «invade la nostra vita», aggiunge il professore, «e allora i ragazzi, proprio come un tossicodipendente, non riescono più a decidere quando è finita. In particolare gli adolescenti a volte non si rendono conto del tempo che passano davanti a pc, tablet e smartphone».

Lo studio però non si limita a “denunciare” i rischi, offre anche una soluzione, un vero e proprio intervento che è stato sperimentato con i ragazzi padovani e rodigini.

«Dopo l’intervento abbiamo registrato un decremento del problema del 5% in entrambe le situazioni. Prima abbiamo lavorato con i ragazzi e dopo con gli insegnanti. Ma la sintesi si riduce a tre regole: non vietare l’uso della tecnologia; non usare messaggi allarmistici; cogliere i segnali di disagio».

L’ultimo punto è quello che preme di più allo psicologo: «dobbiamo interagire con i nostri figli, dobbiamo fare cose insieme per conoscerli e intercettare i primi segnali di un disagio».

L’intervento dell’esperto è emerso nel convegno “A ritmo di touch. Tra tatto e contatto”, un incontro interdisciplinare promosso e organizzato da Messaggero di sant’Antonio e Ufficio di Pastorale dell’Educazione e della Scuola della Diocesi di Padova, che si sta svolgendo all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio e a Casa Madre Teresa di Calcutta, a Sarmeola di Rubano.

E che è diventato un vero e proprio momento formativo per gli insegnanti di ogni ordine e grado di scuole statali e paritarie: 930 persone gli iscritti.


 

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