Accoglienza e lavoro, progetto Arcella

Don Luca Favarin firma un preliminare per l’acquisto di un’area di 5 ettari. Sorgeranno case per minori e un’azienda agricola

Cinque ettari e mezzo di terra, un progetto green dall’inizio alla fine, ecostonenibile e autosostenibile, capace di dare lavoro almeno a 30 persone. Un progetto pensato per i minori in difficoltà – profughi e indigenti – ma aperto e inclusivo verso il territorio e le sue fragilità. Siamo in via Adige 23, all’Arcella, da una parte l’autostrada e dall’altra uno scampolo di campagna ormai fagocitata dall’urbanizzazione.

I sognatori che stanno rendendo possibile l’impossibile sono don Luca Favarin e i “suoi” ragazzi, volontari ma ancora di più idealisti visionari capaci di rendere concreto e pragmatico l’altruismo. In via Adige sorgeranno delle “case” per minori a impatto zero, in mezzo a una terra-madre che si farà genitrice di lavoro e di speranza. Il riserbo è ancora tanto perché la proprietà non è stata ancora rogitata, ma i finanziamenti, necessari a trasformare il sogno in realtà, ci sono già e siamo sull’ordine del mezzo milione di euro. In via Chiesanuova, nel ristorante etico “Strada Facendo”, base operativa di don Luca, il bene si persegue seguendo le rigide regole della meritocrazia: lavorano i più meritevoli e si collezionano fatti. Il concetto è chiaro: basta disegnare i profughi come piagnucoloni impigriti da un sistema assistenzialista, avanti a persone che hanno voglia di fare. L’integrazione passa dal lavoro e i molteplici progetti di don Luca hanno dimostrato che è possibile: il locale, che ha aperto da appena un anno, dà lavoro a 13 persone ed è già un “pericoloso” competitor nel mercato della ristorazione, con piatti italiani di qualità a prezzi concorrenziali. In settimana arriveranno le prime marmellate da Saccolongo dove il sacerdote è riuscito a coinvolgere nel progetto agricolo anche esponenti dei picchetti di protesta. Dove i sette campi (che grazie a don Luca ospitano 400 alberi da frutto) prima erano lavorati per 50 ore e oggi per 1500.

In via Adige il rogito è questione di giorni. Intanto alcuni ragazzi sono all’opera per rigenerare un’area finita per anni nel mirino del degrado. A fine mese un confronto con il territorio per dare spazio ai bisogni della città e perché le idee di tutti trovino cittadinanza. Ma il pregiudizio è un serpente strisciante già all’opera. I mugugni si trasformano in foto, istantanee “rubate” senza chiedere permesso e senza domandare cosa stia accadendo. Sull’area era passata anche la brezza del Comitato Vivere bene San Bellino, che avevano immaginato orti e una terra benigna per l’agricoltura urbana. Presenti all’appello di Antonio Huaroto, portavoce del comitato, 15 ragazzini disabili che ora tremano: «Non ci sarà più spazio per noi?». «C’è spazio per tutte le buone idee», scandisce don Luca. «Il progetto gode della collaborazione di un primario di psichiatria infantile del Veneto e vogliamo fare il massimo per tutti». Basti pensare che hanno “soffiato” la terra a un “palazzinaro” che corteggiava la proprietà con lusinghe economiche per un obiettivo squisitamente speculativo.

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