Il mercato dei politici a libro paga

Luigi Compagna intervistato dai giornalisti

Dai campi di pallone alle aule del Parlamento: il mercato delle vacche raddoppia

Dai campi di pallone alle aule del Parlamento: il mercato delle vacche raddoppia. Così veniva chiamata la compravendita estiva dei calciatori, dai remoti tempi di due marpioni come Paolo Mazza e Gipo Viani; e tale rimane. Le si affianca ora una versione istituzionale, in vista delle prossime elezioni: le cronache abbondano di trattative per il passaggio da uno schieramento all’altro, con l’obiettivo di trovarsi nella squadra giusta per i prossimi cinque anni, rinnovando il confortevole ingaggio. Corre tuttavia una differenza sostanziale, tra i due mercati: se in quello degli stadi accanto a brocchi & bidoni figurano indiscussi fuoriclasse, l’altro è popolato da torme di mediocri scartine. E perché allora sono materia di compravendita? Elementare: servono per far numero. Usi a tacer votando.

C’è peraltro una sostanziale analogia, tra le due realtà: come per i calciatori, così per i parlamentari il vai-e-vieni rimane aperto tutto l’anno. Basta guardare ai numeri della legislatura che volge ingloriosamente al termine: a oggi (domani è un altro giorno, si vedrà), i cambi di gruppo nelle due Camere sono stati 518, per un totale di 335 parlamentari che hanno traslocato, come dire un terzo del totale. Facendo la media, è come se 10 tra senatori e deputati alla settimana siano passati da un gruppo all’altro: record storico, considerando che nella passata legislatura erano stati 4.

Tra questi pendolari del seggio, ci sono alcune figure che meritano una citazione specifica per la loro mobilità: inarrivabile Luigi Compagna, che di passaggi ne ha all’attivo addirittura 9; ma non sono da trascurare le performance di un Andrea Augello (6) e di uno Stefano Quintarelli (5). Alle prestazioni individuali vanno aggiunte quelle di gruppo, non meno roteanti. Come nel caso della squadra Ncd di Alfano, che dopo il divorzio dal Pdl ha cambiato 5 etichette; dilettanti, rispetto al gruppo Grandi Autonomie e Libertà, che di alias ne ha assunti addirittura 14.

I segnali di questi giorni ci dicono che il mercato sta subendo un’accelerazione, specie sul fronte di un centrodestra il cui vecchio leader sembra aver dimenticato le dure lezioni del passato: per tre volte (1994, 2001, 2008) Berlusconi ha vinto le elezioni grazie a un “tutti a bordo, pago io”; per tre volte i suoi governi sono caduti per lo squagliarsi delle sue maggioranze-patchwork. Ma non è certo diverso un centrosinistra del “chiù simmo e chiù belli parimmo”: nel 2006, l’Unione arruolò 13 sigle, vinse la sfida delle urne, ma si sfaldò dopo soli due anni. Con queste premesse, la nuova legislatura è destinata a nascere precaria e a tirare a campare ancor più di quella che l’ha preceduta: liquefatti i partiti, le aule parlamentari si sono ridotte a una sommatoria di individui in ordine sparso; tra cui non pochi mercenari per i quali più che l’onor (politico) potè il digiuno (del seggio). Una massa di manovra amorfa, che peraltro presuppone l’esistenza dei manovratori; e qui viene la nota più deteriore, specie ricordando quanti sedicenti leader in questi mesi si sono stracciati le vesti nel dibattito sulla legge elettorale, proclamandosi paladini del rispetto della volontà degli elettori.

In quale conto sia tenuta, bastano la contabilità dei cambi di maglia del passato e i resoconti delle compravendite del presente a dimostrarlo. Così sarà anche in futuro, quali che siano le regole del voto: perché di fatto, a troppi inquilini delle nuove Camere il pass per accedervi non l’avranno dato i cittadini con la scheda, ma i controllori con il libro-paga. Con un mercato degli eletti aperto in permanenza, e con ampia disponibilità di materia prima: l’importante è entrare, e restarci. In fin dei conti, un seggio val bene una giravolta. O anche più d’una: come tutti i record, pure quello dei nove traslochi di Luigi Compagna è fatto per essere battuto. E lo sarà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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