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Possiede 130 milioni, in cella per bancarotta

Francesco Manzo arrestato ieri, deve scontare tre anni per un crac finanziario risalente a 20 anni fa

Francesco Manzo se ne va in carcere. Non per mafia ma per bancarotta. Un fatto commesso nel 1996. All’età di 73 anni torna quindi in galera e ci rimarrà fino al 3 agosto prossimo.

Complessivamente deve scontare 3 anni e 2 mesi ma gran parte della pena l’ha già espiata. Gli resta un piccolo residuo.

Manzo, campano residente a Padova nel palazzo Belvedere davanti alla stazione, reddito da pensionato di 15 mila euro annui, gestiva flussi milionari che investiva in operazioni immobiliari. Era so ...

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Francesco Manzo se ne va in carcere. Non per mafia ma per bancarotta. Un fatto commesso nel 1996. All’età di 73 anni torna quindi in galera e ci rimarrà fino al 3 agosto prossimo.

Complessivamente deve scontare 3 anni e 2 mesi ma gran parte della pena l’ha già espiata. Gli resta un piccolo residuo.

Manzo, campano residente a Padova nel palazzo Belvedere davanti alla stazione, reddito da pensionato di 15 mila euro annui, gestiva flussi milionari che investiva in operazioni immobiliari. Era sospettato di avere legami con clan camorristici e di riciclaggio di denaro sporco. Due anni fa finì al centro di un’indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri. La Procura distrettuale antimafia di Venezia chiese la misura di prevenzione del sequestro patrimoniale per 130 milioni di euro. Come poteva un semplice pensionato gestire una quantità tale di aziende e proprietà? Si trattava di proprietà frazionate in un numero infinito di società, tra cui figurava anche la “Centro Servizi Interporto srl” proprietaria del centro “Onda Palace”.

Da quel momento il settantatreenne è finito al centro di una battaglia legale con continui capovolgimenti di fronte. La misura patrimoniale era stata infatti bloccata dal Tribunale del Riesame, con il conseguente dissequestro di una fetta consistente delle sue proprietà.

Il pensionato, assistito dai legali Ferdinando Bonon e Giovanni Caruso, aveva pure vinto di fronte al Tar contro il foglio di via obbligatorio di tre anni da due Comuni padovani, Vigonza e Villanova di Camposampiero.

Era diventato oggetto anche di una interrogazione parlamentare di Alessandro Naccarato. E il suo commento, a caldo, era stato il seguente: «Io non sono un mafioso e vorrei evitare al deputato Naccarato di fare brutta figura con la sua interrogazione su di me».

Gli rimaneva questo cumulo pena da scontare, per cui aveva chiesto il rigetto per via dell’età. Tuttavia, Tribunale di Sorveglianza di Venezia ha respinto il suo ricorso rendendo effettivo il mandato di cattura. L’altro giorno gli uomini della Squadra mobile sono andati a prenderlo a Venezia, dove risiedeva ultimamente.

Enrico Ferro

e.ferro@mattinopadova.it