Davigo: «La corruzione, un fenomeno seriale e diffuso»

Il pm di “Mani pulite” ex presidente dell’Anm parla all’università di Padova. Zingales: «Nelle banche si pagano tangenti per ottenere credito»

PADOVA. «La corruzione in Italia è seriale e diffusiva: non è mai un fatto singolo, come può essere un omicidio, ma un fenomeno collettivo».

Piercamillo Davigo, fino a poche settimane fa presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e pm del pool “Mani pulite” di Milano guidato allora dal procuratore Borrelli, va dritto al punto: non esiste un singolo corrotto, ma un’intera classe di politici, dipendenti pubblici, funzionari e imprenditori.

I casi, in Italia, non si contano: uno è di proprio di ieri e riguarda 19 arresti e 75 indagati nel settore della terapia del dolore, a Parma. Molti altri li ha descritti spiegati Davigo nel sul libro “Il sistema della corruzione" (Editori Laterza 2017), presentato ieri nell’aula magna all’Università di Padova.

Tra i tanti episodi, raccontati con ironia brillante, uno riguarda l’arresto di un intero ufficio pubblico (29 persone su 30) a Pavia, nel 1979.

«Quel giorno» dice il magistrato «scrissero sulla porta chiuso per arresti». «Il mio primo corrotto» continua poi «lo immaginavo un losco figuro, avevo preparato molte domande da porre. Quando mi arrivò davanti vidi un ragazzo uguale a me: aveva 27 anni, io 28, anche lui laureato in Giurisprudenza. Mi uscì una sola domanda: perché? E lui disse che venivamo da mondi diversi, nel senso che nel mio potevo decidere da che parte stare. Allora capii che erano corrotti tutti».

Un altro esempio riguarda le società che si spartiscono gli appalti, prassi diffusa ieri come oggi, e un altro ancora, portato stavolta dall’econonista Luigi Zingales, riguarda le banche.

 «La corruzione» dice Zingales, docente alla School of Business dell’Università di Chicago «è diffusa tanto nel pubblico quanto nel privato: la difficoltà di molte banche è dovuta alla corruzione, pensiamo ai casi di tangenti in cambio del credito. E così la mancata crescita produttiva: in parte è dovuta alla mancata informatizzazione, poco diffusa perché mette in chiaro le connessioni e ostacola la corruzione».

Una situazione estremamente diffusa e radicata, che Paolo Gubitta, docente di Economia all'Università di Padova, definisce, con il lessico dell'organizzazione aziendale, una “convenzione”. Si può sconfiggere?

«Forse» risponde Gubitta, che propone qualche possibile arma: dalla certezza della ricompensa per chi lavora bene alla trasparenza della performance. Meno ottimista il professor Mario Bertolissi, docente di Diritto costituzionale al Bo, che parlando di corruzione in Italia cita perfino Tacito, «non un contemporaneo».

«La corruzione» conclude «si combatte, ma per sconfiggerla non basta volerlo. Descrivere aiuta, ma non cambia le cause remote, profonde e strutturali».

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