Niente interrogatorio, i Sorgato fanno i duri

Omicidio Noventa: disatteso l’invito del pm Falcone a dire com’è andata. Martedì via all’abbreviato con la requisitoria del pm: rischiano l’ergastolo

PADOVA. L’invito del pubblico ministero a farsi interrogare è stato disatteso. Freddy Sorgato e la sorella Debora affrontano il giudizio abbreviato che inizia martedì mattina senza proferire parola (a differenza di Manuela Cacco), lasciando agli atti quel poco che hanno detto in merito all’omicidio volontario che gli viene contestato per l’assassinio di Isabella Noventa.

È il 18 febbraio 2016 quando Freddy parla, seppur in modo stringato. «È successa una cosa inaudita... Ho fatto tutto da solo... L’ho soffocata durante un gioco erotico, una pratica che facevamo come coppia nei rapporti sessuali. Poi l’ho buttata nel fiume». Il giudice Cristina Cavaggion convalida il fermo applicando la misura della custodia cautelare per omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione e per occultamento di cadavere. Lei un’idea se la fece già allora, 15 mesi fa, e il quadro probatorio non è cambiato di una virgola. «Gli indagati hanno finora mentito e, via via, fornito parziali ammissioni solo di fronte all’avanzare di un carico indiziario che rendeva evidenti le loro falsità e contraddizioni» si leggeva nel provvedimento. Più fredda e stringata Debora: «Non ho mai fatto del male a quella signora».

L’altra pietra miliare di questa indagine è la confessione di Manuela Cacco che riferisce parole dell’amica Debora Sorgato. «Ho ucciso Isabella... A colpi di mazzetta». Manuela Cacco la sera tra il 15 e il 16 gennaio 2016 arriva nella villetta di Noventa, in via Sabbioni 11, intorno alla mezzanotte e tre quarti. Ha girovagato per le stradine della zona attendendo prima di presentarsi nell’abitazione perché sa che Freddy Sorgato, l'uomo del suo cuore, è uscito a mangiare la pizza con la donna-rivale, appunto Isabella, almeno stando al suo resoconto. Suona e qualcuno le apre la porta, quindi raggiunge la cucina dove si trovano i fratelli Sorgato. Capisce che è successo qualcosa: sono turbati.

A quel punto - risulta dalla confessione della Cacco - Debora racconta il “film” dell'assassinio di Isabella Noventa. E spiega di essere stata lei a uccidere l'impiegata di Albignasego a colpi di mazzetta, un martello da muratore particolare a testa piatta e con impugnatura più corta. Due colpi: il primo sferrato nella parte anteriore della testa in un faccia a faccia con la vittima, il secondo inferto di spalle nella parte latero-posteriore del cranio. Nella cucina c’era Freddy.

«Mi ha riso in faccia...». Un affronto che fa scattare la furia omicida di Debora contro Isabella. Qualche mese dopo la Cacco aggiunge altri dettagli. «Debora temeva che Isabella aspirasse al patrimonio di Freddy... La famiglia Sorgato aveva paura che i Noventa, a causa di guai economici e giudiziari (gli studi dentistici abusivi di Paolo Noventa) puntassero ai suoi soldi».

Sul punto era stata chiara: Freddy non aveva nessun bisogno di uccidere Isabella, Debora la odiava perché «faceva il lavaggio del cervello al fratello. Debora non sopportava Isabella, considerava me come la vera fidanzata di Freddy. Nessuno nella famiglia Sorgato era felice che lei e Freddy si frequentassero».

Martedì parte il processo e l’intera giornata sarà a disposizone del pm Giorgio Falcone per la requisitoria. L’11 e il 18 maggio, spazio alle arringhe. Sentenza attesa per il 6 giugno.

Frullato di fragole, carote e semi oleosi

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi