Regione Veneto, i titolari dei vitalizi non mollano un euro

Convocata dalla “commissione tagli” l’associazione degli ex consiglieri tiene la linea dura

VENEZIA. Non mollano l’osso. Difenderanno con le unghie e con i denti i vitalizi percepiti, incuranti dell’insofferenza diffusa verso i privilegi della Casta e del tentativo dell’amministrazione politica veneta di ridurre compensi e rimborsi.

Sono gli ex consiglieri regionali (e i loro eredi), beneficiari di pensioni (e assegni di reversibilità) percepite in virtù del mandato svolto a Palazzo Ferro-Fini in un arco temporale che si estende dal 1970 alla legislatura precedente l’attuale, culminata nella sospirata abolizione della prebenda.

In totale sono 245, di ogni colore politico, riuniti nell’agguerrita associazione capeggiata da Aldo Bottin, già presidente della Regione tra 1994 e 1995.

Quest’ultimo ieri è comparso in audizione alla “commissione tagli” istituita e presieduta dal leghista Marino Finozzi (con l’esplicito obiettivo di ridurre i costi della politica) e ha difeso a spada tratta la legittimità dei vitalizi.

Un diritto acquisito e intoccabile - è la sostanza del suo ragionamento - perché rappresenta un «contributo al reinserimento sociale dopo la cessazione del mandato consiliare», compensando i mancati introiti derivanti dalla sospensione della professione privata, ed è maturato attraverso un sistema contributivo totalmente a carico dei beneficiari laddove «5 anni di legislatura equivalgono a 17 di un dipendente ordinario i cui versamenti previdenziali sono erogati per metà dal datore di lavoro».

In ballo ci sono 13 milioni l’anno (a tanto ammonta l’esborso), una cifra superiore a quanto erogato ai consiglieri oggi in carica.

L’entità degli assegni varia da un migliaio di euro mensile ai quasi 5 mila netti incassati dall’ex presidente del Consiglio Francesco Guidolin che in classifica precede Mariangelo Foggiato (4267) al mese), Renzo Marangon (4064), Ettore Beggiato (4018) e Franco Frigo (4109).

La questione non è accademica perché, su iniziativa del govenatore Luca Zaia, nel gennaio 2015 è stata decisa la decurtazione «di solidarietà» con durata triennale) del vitalizi per chi vantava un reddito annuo ai fini Irpef superiore a 29.500 euro, articolata in quattro scaglioni progressivi con tagli varianti il 5 e il 15%.

Un provvedimento impugnato immediatamente dai destinatari; una sessantina di loro si è affidata all’avvocato (ed ex parlamentare bellunese di Forza Italia) Maurizio Paniz per un ricorso al Tar di Venezia che tuttavia ha rigettato la richiesta di sospensione, rinviandoli per competenza alla Corte dei Conti.

La sentenza è stata impugnata dagli ex consiglieri ma confermata dal Consiglio di Stato che accolto invece le ragioni della Regione Veneto costituitasi in giudizio. I tagli, così, restano in vigore ma la battaglia legale è tutt’altro che conclusa con il M5S lesto a proporre l’eliminazione completa dei pagamenti a dispetto dei vincoli sanciti dalla Corte Costituzionale.

Il braccio di ferro non è indolore per i rappresentanti delle forze politiche in commissione perché i quattrini in discussione premiano colleghi di ogni parte politica: destra e Pd, Lega e centristi. Divisi a suo tempo in aula, compatti ora nel difendere l’assegno e nell’esercitare una pressione congiunta sui gruppi di riferimento.

Si spiega così la «secretazione» della seduta conclusasi nel pomeriggio in un clima nervoso: bocche cucite, anzi sigillate, con un disagio evidente e generalizzato a discutere l’argomento. Proprio vero, il silenzio è d’oro.

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