Quel 28 aprile 1945, ecco come fu liberata Padova

L'incertezza sugli esiti dell'insurrezione, il coraggio dei partigiani, l'ingresso in città delle truppe britanniche e neozelandesi. Il racconto della Liberazione a Padova

PADOVA. Riceviamo e pubblichiamo il testo di Silvio Cecchinato, già assessore alla Cultura e ai Lavori pubblici nel comune di Cadoneghe e componente del circolo "L'Argine dei Valori - Idv". 
 
Anche per Padova il 25 aprile non fu semplicemente “festa d’aprile” ma momenti tragici e incerti fino all’ultimo tanto che alle ore 20.30 del 26 aprile l’ordine d’insurrezione venne sospeso di fronte alla volontà del comando tedesco di reprimere nel sangue ogni tentativo di sollevazione. Decisivi, oltre alla lotta armata partigiana, furono l’arresto del generale von Alten, con il suo stato maggiore, comandante la piazza di Ferrara, catturato mentre attraversava il centro della città assieme al generale von Schering nonché ad un colpo di mano audace dei partigiani che prelevarono alla Platz-Kommandantur anche il generale Jurgen von Armin.  Dopo l’arresto i tre prigionieri furono condotti all’Antonianum dove furono costretti a sottoscrivere il patto di resa alle ore 12.20 del 28 aprile 1945. 
 
Scrive Pietro Galletto in "La Resistenza in Italia e nel Veneto, G. Battagin ed., 1996 p. 244" : “Il 28 aprile 1945 per meglio far eseguire il patto di resa firmato all'Antonianum dai tedeschi,il generale von Alten viene inviato al ponte del Bassanello sul canale Scaricatore e il colonnello Basse Korf a quello delle Brentelle di Sotto. Verso l'imbrunire arriva da Tencarola al ponte delle Brentelle una forte unità tedesca, che dal Basse Korf viene invitata a proseguire la ritirata verso le vie esterne alla città. Il comandante, che voleva entrare in Padova con le sue truppe, saputo della resa, pone immediatamente il Basse Korf agli arresti, lo sottopone subito a un tribunale di guerra, che lo condanna alla pena capitale per tradimento. La fucilazione viene eseguita sul posto la sera stessa”.
 
Il compianto padre Pierantonio Gios ("Un vescovo tra nazifascisti e partigiani", pp. 156-157) scrisse quanto 
raccontato da padre Messori: «Noi avevamo un’unica mitragliatrice, che si è bloccata dopo una trentina di colpi... Ma anche i tedeschi sono rimasti presto senza risorse. E allora si è presentato da noi un ufficiale, di origine austriaca, per trattare la loro resa. Un paradosso tragicomico... Ho messo per iscritto le condizioni: non dovevano assolutamente passare per il centro; il disarmo completo doveva avvenire entro tre ore dalla firma dell’accordo. E nessuna distruzione. Altrimenti non avremmo restituito il generale von Alten, che avevamo fatto prigioniero.[...] Mentre stavo concludendo con lui in un ufficio dell’Antonianum - ricorda Messori - entra un altro militare, che mando subito via in malo modo. Ma l’ufficiale tedesco, un nobiluomo, poco dopo verrà prelevato dal suo studio, nell’attuale sede dell’istituto Dimesse, per essere portato a Tencarola e fucilato».
 
Il testo integrale dell’Accordo tra il CLNRV (Mario Vanoldi), il CLNP di Padova di Padova (Mario Saggin) e il CMR Veneto (col. Pizzoni Martino), da una parte, e il Comandante della Piazza di Padova delle forze tedesche, dall’altra parte Basse Korf Obersthl: era l’ufficiale austriaco della Wermacht che sottoscrisse quell’atto e, per avere ottemperato quel patto, fu fucilato.   
 
Oggi sappiamo che “la forte unità tedesca” era la 29 Panzergrenadier-Division “Falke” comandata dal gen. Fritz Polack che era confluita dal Trevigiano e da Este-Montagnana-Lendinara verso le Valli di Comacchio dove aveva fronteggiato l’8° Armata ma che ora stava ripiegando verso Padova e, non potendo rifugiarsi dentro Padova fu costretta a proseguire per vie di circonvallazione, subendo una pesante decimazione da parte dell’aviazione alleata, al mattino seguente arriverà a Sant'Anna Morosina e sarà l'esecutrice della strage già ricordata.
 
Egidio Ceccato in “Il Sangue e la Memoria” a pag. 102 scrive: “Per quanto riguarda la strage del 29 aprile 1945 fu relativamente facile per gli inquirenti risalire al comandante della 29 Panzergrenadier-Division generale Fritz Polack, che in precedenza aveva soggiornato a S. Martino di Lupari”. A pag. 26 Ceccato aveva scritto: “I presupposti della strage del 29 aprile (S. Nicolò) maturarono nel momento stesso in cui i resti della 29° Div Falke, in disordinata ritirata dal fronte del Po, abbandonarono la “Valsugana”, cioè la strada che doveva portarli a Bassano e poi a Trento, per ripiegare su arterie secondarie in direzione nord-ovest, alla volta di San Martino di Lupari e di Castelfranco Veneto”.  
 
L’accordo che costò la vita a Basse Korf fu mutuato, anche, per salvare Cittadella e i suoi difensori. Scrive Gianni Conz (v. "Resistenza e Liberazione, Cittadella e dintorni 1945-1995" pag.18): “Di fatto, i tedeschi erano stati contattati circa un’ora prima da alcuni di noi, presenti al posto di blocco posto a sud.  Avvertiti da un contadino sopraggiunto in bicicletta, fu ordinato a tre “volontari” (Zina, Mario Bonifazi ed io Gianni Conz) di contattare la colonna e riferire che…le strade per Bassano erano libere”.  La colonna corazzata tedesca che proseguì verso nord era la stessa che aveva appena effettuato le stragi: la famigerata 29° Panzergrenadier-Division del gen Fritz Polack.
 
Va ricordato che le prime truppe alleate che entrarono in Padova non furono quelle americane, come qualche recente corteo-parodia ha dato ad intendere, bensì quelle britanniche. Scrive Geoffrey Cox (in "La corsa per Trieste"): “Poco dopo le 22, entrano in Padova dal ponte  del Bassanello i primi carri armati  britannici della 12° lanceri Royal Lancers “Prince of Wales”, subito seguiti dalla 9° brigata neozelandese. Alle 23.30, salutate dal suono delle campane e delle sirene, giunge la 56° divisione inglese di fanteria  dell’8° armata britannica”. 
 
Sermpre, l’ufficiale neozelandese capo dell’Intelligence Office Goffrey Cox, nelle pagine 188-189, prosegue: “Nella città di Padova la rivolta principale s’era iniziata la notte fra il 26 ed il 27 aprile, quando noi ci trovavamo fra il Po e l’Adige. Il mattino del 27 aprile le autorità fasciste della città chiesero le condizioni della resa, finendo poi con il firmare una resa incondizionata davanti al Comitato di Liberazione Nazionale. Rimaneva, tuttavia, ancora il problema delle forze tedesche ancora presenti in città e nei dintorni. Si trattava, fra l’altro, dei resti della 26a Divisione Corazzata che era stata mandata nelle retrovie per prepararsi a resistere sulla Linea Veneta. Ed i Partigiani si erano lanciati contro queste truppe, ovunque esse si trovassero". 
 
"Avevano anche catturato un carro armato tedesco Tiger intatto in città ed avevano aperto il fuoco su colonne tedesche in molti punti. Nella notte del 27 aprile arrivò a Padova un personaggio di gran nome: il Tenente Generale Von Arnim, comandante della 26a Divisione Corazzata, un veterano del deserto che aveva combattuto agli ordini di Rommel. Egli aveva cercato di concordare (riuscendovi) la resa incondizionata di ciò che restava della sua divisione al comando partigiano. Non rimase a lungo senza compagnia del suo rango. Di lì a poco entrarono in città, da sud, tre auto tedesche. Esse furono bloccate ed i passeggeri arrestati. Fra essi c’era il comandante della zona di Ferrara, Generale Von Alten. Nel giro di poche ore Von Alten e Von Arnim furono raggiunti dal generale che comandava nella zona di Padova. Quando arrivammo, i tre erano pronti per essere affidati a noi. Nel complesso, i partigiani della zona di Padova catturarono più di 15.000 prigionieri tedeschi, e ne uccisero 497 in combattimento, nel corso di poche ma intense battaglie. Le perdite subite dai partigiani ammontarono a 224. Non si può certo negare che l’opera svolta dai partigiani non fosse imponente. 
Quella mattina a Padova vi erano più di cinquemila prigionieri. Non potevamo incaricarci di badare ad essi, sebbene una delegazione partigiana fosse venuta a chiedercelo espressamente. Tutto ciò che potevamo fare era prendere con noi i prigionieri di maggior rilievo, compresi i generali”.
 
Credo che, se Piero Calamandrei ha risposto alla pretesa del “camerata Kesserling” di avere un monumento dagli italiani con quello scritto lapidario a futura memoria, a tutti i padovani e veneti spetti di rendere omaggio almeno con una targa a quel ten. Colonello Basse Korf Obersthl  che ha mantenuto fede al patto sottoscritto con la Resistenza.  Egli va ad aggiungersi a quei ventimila soldati tedeschi uccisi dalle SS e dalla Gestapo per essersi opposti ai crimini nazifascisti, molti dei quali caduti nella lotta di Liberazione perché sognavano l’Italia e la Germania libere da ogni dittatura.
 

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