Emergono dal fiume i resti della fortezza che fermò i veneziani

Il livello dell’Adige si è abbassato a causa della siccità Ad Anguillara è tornato alla luce un castello dei carraresi

ANGUILLARA. Chi ben conosce l'Adige e i suoi segreti, in occasione dell'eccezionale magra che nei giorni scorsi ha portato il livello del fiume ai minimi storici, ha visto spuntare dall'acqua i segni del passato. In corrispondenza della frazione di Borgoforte è emerso ciò che resta dell'antica fortezza fatta costruire dai Carraresi, i signori di Padova, più di sei secoli fa lungo i confini dei loro possedimenti. Nei giorni in cui il livello dell'Adige ha raggiunto il minimo dall'acqua sono affiorati i basamenti di due torri che formavano la fortificazione. A notarli e fotografarli, prima che il fiume li ricoprisse di nuovo, è stato Mario Berto, conselvano appassionato di storia locale, che ad Anguillara ha dedicato “Il gorgo della Novizzaza”, romanzo ambientato proprio negli anni della lotta fra Carraresi e Veneziani, simboleggiata dalla fortificazione sull'Adige. «Nei periodi di magra capita che i resti riaffiorino» spiega Berto «ma succede di rado e bisogna conoscere bene il punto per poter scorgerli. Queste fortificazioni erano state costruite nel Trecento dai Carraresi per difendere i propri confini anche dagli attacchi via fiume. La costruzione serviva ad intercettare i “ganzaroli” dei veneziani, dei barconi armati con i quali i militari della Serenissima risalivano i fiumi. Poco più a monte, all'altezza di Lusia, appaiono i resti di una palizzata che servivano appunto a fermare le imbarcazioni armate».

Proprio a Borgoforte, nel 1372, si consumò la prima battaglia fra veneziani e padovani. Questi ultimi, guidati da Rigo Todesco, uscirono vittoriosi nei confronti dei veneziani. «L'anno successivo però, i veneziani, con si presentarono per via d'acqua a Borgoforte» continua Berto «con le loro barche armate e sottili. Scesero a terra e tagliarono l'argine dell'Adige in due punti, cosicché l'acqua invase i villaggi di San Siro, Agna, Cona, Bagnoli ed altri. Assediarono la rocca e barattarono la resa promettendo ai difensori salva la vita. Invece, una volta nelle loro mani, li trucidarono. Tutto questo mentre Francesco il Vecchio scopriva a Padova una cospirazione fomentata dal fratello Marsilio. La fortificazione sull'Adige venne definitivamente distrutta nel 1403, subito dopo vi fu la resa dei Carraresi».

Da allora ciò che resta delle due torri emerge dalle acque basse dell'Adige, così come affiorano anche altri isolotti di sabbia. Una suggestione che richiama, guardacaso, la leggenda del “Gorgo della Novizza”, al quale Berto ha dedicato il suo romanzo. Il mitico stagno sarebbe nato, stando alla tradizione popolare, dal rifiuto di una giovane di sposare l'uomo impostole dal padre. Invocò con disperazione di sprofondare piuttosto che andare in sposa a quell'uomo che non amava. Per incanto la terra si aprì inghiottendo la chiesa, gli sposi e gli invitati, lasciando una fossa piena d'acqua, il “Gorgo della Novizza” per l'appunto. La leggenda narra che di notte dalle acque dello stagno si levino ancora il suono delle campane e il lamento dei fantasmi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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