In 400 in marcia contro la paura nastri rossi in difesa delle donne

Il corteo ha sfilato lungo la pista ciclabile fermandosi nei due punti dove sono avvenute le aggressioni Sindaci senza fascia tricolore: «Siamo tutti cittadini in prima linea». Chiesta la chiusura degli hub

BAGNOLI DI SOPRA. In marcia lungo la pista ciclabile teatro di due tentativi di stupro da parte di uno straniero per dire no a ogni forma di violenza e prevaricazione ma anche per sottolineare le contraddizioni di un’accoglienza che ammassa oltre duemila migranti fra tre piccoli paesi di campagna. Hanno sfilato in quasi 400 ieri sera fra Bagnoli e San Siro, con il nastro rosso al braccio e in silenzio. Commozione quando il corteo si è fermato, poco fuori dal centro di Bagnoli, nel punto in cui due settimane fa una quarantenne, mentre faceva jogging, è stata trascinata nel campo dal suo aggressore, dal quale è riuscita a liberarsi dopo una lunga lotta. I manifestanti hanno lasciato un nastro rosso per non dimenticare. Poco prima di San Siro l’altro luogo della tentata violenza, a febbraio, ai danni di una ventenne. Molte le donne, le mamme con i bambini, giovani famiglie di Bagnoli, Agna e Cona che non vogliono rassegnarsi alla paura ma nemmeno subire gli effetti collaterali della politica migratoria di questi mesi. «Subito la chiusura degli hub di Bagnoli e Cona» si leggeva negli striscioni, «dignità per Conetta». «Siamo qui anche per le lavoratrici che hanno subito molestie sessuali all’interno della base» dice l'assessore al sociale di Agna Erika Rampazzo. «Quel che è successo poteva capitare a chiunque» aggiunge un’altra signora. «È inumano stipare mille persone, lasciarli liberi di delinquere e senza un futuro» legge dal palco una volontaria, Manola, a nome di tutte le donne. «La nostra quotidianità è destabilizzata, è incivile perché vengono meno le nostre sicurezze, i nostro punti fermi». «Siamo qui a rappresentare anche chi ha scelto di non esserci» aggiunge Monica, mentre Daniele ha ricordato come la pista ciclabile, luogo di incontro per la gente, sia ora guardata con preoccupazione. «Siamo qui per rendere onore alle nostre donne e al loro coraggio» afferma il sindaco Roberto Milan. «Abbiamo tenuto in tasca la fascia tricolore perché stasera abbiamo voluto essere cittadini come voi, siamo in prima linea e abbiamo bisogno di voi» chiude il sindaco di Agna, Piva.

Venerdì sera il consiglio comunale ha dato l’ok alla delibera che chiede l’applicazione, per la prima volta, della legge regionale 28 del dicembre 2016 sul riconoscimento dei veneti come “minoranza nazionale”. Il provvedimento è passato con otto voti favorevoli della maggioranza e tre astensioni, da parte di Mara Capuzzo e Silvia Vignato, i due consiglieri presenti del gruppo “Rinnovare conservando”, e del consigliere di maggioranza Matteo Ruzzon. «In realtà quest’ultimo si è sbagliato» puntualizza il sindaco, «perché aveva interpretato male una frase, può capitare». Durante la discussione altri due consiglieri di maggioranza, pur annunciando il proprio voto favorevole, hanno comunque voluto prendere le distanze dal concetto di “identità veneta” richiamato nella legge regionale. Al di là dei dettagli è l’atto politico che interessava al sindaco, la richiesta formale di una tutela dalla parte della Regione Veneto in virtù di una legge che dichiara di voler difendere i diritti della comunità locale. L’iniziativa del sindaco ha ottenuto l'appoggio del consigliere regionale Maurizio Conte, ieri a Bagnoli. Nei prossimi giorni è annunciata anche la visita dell’assessore regionale ai Servizi sociali Manuela Lanzarin.

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