Profughi, il ministro assicura «Chiusura vicina per San Siro e Conetta»

Minniti incontra i sindaci di Bagnoli, Agna e Cona «Stiamo lavorando con la Libia, in 6 mesi smantelliamo i campi»

PADOVA. «Entro sei mesi le basi di San Siro di Bagnoli e di Conetta a Cona saranno ridimensionate, se i nostri sforzi in Libia daranno i risultati che ci aspettiamo. Già nel giro di poche settimane il numero dei profughi sarà sensibilmente ridotto. Voglio chiudere i due campi di accoglienza e ci stiamo impegnando per arrivare al risultato».

Lo ha detto il ministro dell’Interno Marco Minniti che ha incontrato ieri in Prefettura i sindaci di Bagnoli di Sopra, Roberto Milan, di Agna, Gianluca Piva e di Cona, Alberto Panfilio, usciti soddisfatti dopo 40 minuti di faccia a faccia con l’esponente del governo Gentiloni che prima, in una saletta riservata di Palazzo Santo Stefano, aveva incontrato la ragazza aggredita dal profugo venerdì sera mentre faceva jogging.

L’incontro non era partito con i migliori auspici, visto che Milan era salito in prefettura con una cartellina gialla con all’interno una diffida, sventolata poi sotto il naso a Minniti: gli imponeva di interrompere da subito l’arrivo dei profughi nel centro temporaneo di accoglienza di San Siro con la richiesta di fissare il giorno di chiusura dell’ex base militare.

«Che, visto che è aperta dal 2 novembre 2015, non ha più nulla della temporaneità con la quale era stata aperta» chiosa il primo cittadino che era giunto poco prima in città al volante di una vecchia Fiat Punto con le insegne del Comune, ospitando nell’utilitaria i due colleghi.

Ha pure allegato un progetto di Croce Rossa e Confcooperative che con 14 coop mira a togliere 500 profughi da Bagnoli per assegnarli all’accoglienza diffusa, mentre gli altri 200 che rimarrebbero a San Siro, sarebbero gestiti in modo migliore. Al termine dell’incontro Minniti sale nella Thema blindata e con la scorta di 4 auto parte per Treviso.

«È andata molto bene, il ministro ci ha accolto bene e ci siamo dati del tu, ci ha spiegato le politiche degli accordi per i blocchi navali con la Libia e si è impegnato per tagliare subito i numeri dei migranti. Vuole far partire la riduzione per arrivare alla chiusura» spiega Piva.

«Ci ha ascoltato e sapeva delle nostre problematiche quotidiane» gli fa eco Milan «ci ha fatto vedere come sta incontrando i sindaci libici, i capi tribù, visto che manca un governo, per arginare le partenze verso l’Italia. Si è parlato delle casette a Cona, gli abbiamo ribadito che non le vogliamo, non si deve stabilizzare nulla.

Minniti ci ha detto che vuole che ogni anno arrivino in Italia al massimo 60 mila migranti. Con questi numeri tutto è gestibile. Gli abbiamo detto che noi vogliamo che le grandi concentrazioni spariscano dai nostri territori. Non vogliamo uno stato di polizia ma uno stato di diritto.

Alberto Panfilio di Cona, aspetta Minniti alla prova dei fatti. «Gli ho chiesto di non approvare in Consiglio dei ministri il progetto per l’installazione della casette e mi ha dato garanzie in tal senso. Siamo disposti a soffrire ancora un po’, ma vogliamo che i migranti calino di numero, e se bisogna siamo disposti all’accoglienza diffusa. Il ministro che ci ha dimostrato di conoscere le nostre realtà, a differenza del suo predecessore che nemmeno sapeva esistessimo. Lui non vuole accogliere chi non ha le prerogative di profugo o di rifugiato».

Sindaci soddisfatti, Minniti ha parlato di «Percorso condiviso verso la chiusura delle ex basi», dando loro il suo numero di cellulare. Torna a Roma, ha promesso, ma non scompare.

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