Appalti pubblici, scandalo Cosecon tutti assolti per prescrizione

Conselve. Dodici gli imputati tra pubblici amministratori, liberi professionisti, tecnici e imprenditori tutti coinvolti in un sistema di appalti “guidati”: nessuno si ribellava, pena l’espulsione dal giro

CONSELVE. Scandalo appalti pubblici affidati dal consorzio del Conselvano Cosecon (poi Attiva ora fallita): scatta la prescrizione e tutti sono assolti grazie al decorso del tempo (si è andati oltre il limite stabilito dalle norme del codice e l’azione penale non può più essere esercitata). Tutti, tranne un imputato (Andrea Fochesato, 44 anni di Padova difeso dal penalista Fabio Pinelli) assolto nel “merito” «per non aver commesso il fatto (il reato di truffa) e perché il fatto non sussiste (il reato di falso contestato nell’attestazione di aver eseguito lavori nell’ambito del Piano di insediamento produttivo del Comune di Vescovana): nessuna responsabilità per i subappalti che dipendevano dal committente. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dal tribunale di Padova (presidente Claudio Marassi, a latere Chiara Bitozzi e Marina Ventura) a conclusione di un processo iniziato il 4 luglio 2012 nei confronti di 12 imputati fra amministratori pubblici, tecnici, liberi professionisti e imprenditori, scandito da circa una cinquantina di udienze e una lunga sospensione in seguito a un ricorso per Cassazione. Gli assolti con la formula dei «reati ascritti estinti per intervenuta prescrizione» sono: Roberto Dalla Libera, 60 anni di Maserà già direttore generale di Cosecon; l'imprenditore Paolo Garofolin, 66 anni di Torreglia; Silvia Ginasi, 50 anni, di Cona (Venezia), all'epoca dei fatti responsabile degli appalti per Cosecon; Andrea Breda, 46 di Sant'Angelo di Piove e Francesco Calgaro, 55 anni di Selvazzano, entrambi direttori dei lavori in alcuni cantieri; Luigi Destro, 62 di Cartura, dirigente della Regione Veneto ma anche, in quanto ingegnere, libero professionista all'epoca dei fatti; Francesco Gerotto, 51 anni di Campodarsego, titolare dell'impresa "Lino Gerotto srl"; gli imprenditori Demos Andretto, 67 di Montagnana e Luciano Pistorello, 53 di Abano Terme (già coinvolto nell’inchiesta sulle tangenti alle Terme); Mauro Sarti, 55 di Cadoneghe pure direttore dei lavori e l'imprenditore Ugo Veronese, 46 di Este (tutti difesi dai legali Fernando Bonon e Diana Baraldo, Ernesto De Toni, Maurizio Merlin, Giovanni Chiello e Marco Bertazzolo).

Anche il pm Federica Baccaglini aveva reclamato l’assoluzione ma solo come atto dovuto di fronte alla mannaia-prescrizione. Tuttavia, secondo la sua ricostruzione, ecco come funzionava il sistema degli appalti in Cosecon: c'era una gara, formalmente rispettosa delle procedure; una serie di ditte partecipanti che, in segreto, facevano l'offerta; seguiva la proclamazione del vincitore. Eppure – ha ribadito il pm – l’appalto in parte o per intero, contravvenendo alle norme, veniva di regola ceduto a un'impresa-pigliatutto (Garofolin). Nessuno si ribellava oppure sarebbe stato “espulso”dal sistema. Una tesi respinta dalle difese.

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